La benzina tocca i 2 euro, crollano i consumi


La fatidica quota dei 2 euro per litro è stata toccata. In alcuni distributori in autostrada nella zona delle Marche (una delle regioni del centro che applica addizionali regionali più alte) in modalità servito sono necessarie quasi 4 mila delle vecchie lire per acquistare un litro di benzina verde. Il prezzo continua a salire, ma comincia ad essere rilevante anche il calo dei consumi che sopra l'1,7 euro per litro appare direttamente proporzionale. Le emissioni di CO2 che provengono dai carburanti a febbraio sono calate di 1.397.618 tonnellate, -16,4% rispetto allo stesso mese dello scorso anno.

Le quotazioni internazionali del greggio sono in calo rispetto alla scorsa settimana, ma continua ad essere un problema il cambio euro-dollaro con la moneta unica che come noto è in difficoltà e questo non consente di beneficiare dei ribassi della materia prima. Secondo gli esperti comunque i cali di questa settimana dovrebbero scaricarsi nei prossimi giorni sui prezzi alla pompa, saremmo dunque di fronte alla chiusura di questo lungo periodo nel quale abbiamo potuto vedere soltanto rialzi.

Luca Squeri, presidente nazionale di Figisc Confcommercio, sottolinea come il fattore quotazioni della materia prima sia trascurabile rispetto alle mazzate arrivate dall'aumento delle accise:

In un anno i prezzi sono aumentati mediamente tra i prodotti di circa 30 centesimi/litro; di questi, 9 sono responsabilità dell'aumento dei prezzi internazionali del greggio, ma ben 21 sono dovuti all'aumento delle imposte. Una stangata che vale da sola il 70% dell'aumento che pesa sulle tasche degli automobilisti. Il risultato è che nel mese di febbraio i consumi sono diminuiti rispetto allo stesso mese dell'anno precedente di ben il 15%, e nel primo bimestre si sono persi ufficialmente circa 570 milioni di litri, un dato che però si stima assai più pesante (circa 750 milioni di litri) tenendo conto che tra gennaio e febbraio 2012 ci sono due giornate lavorative in più rispetto allo stesso periodo del 2011.

Il problema è che il governo non sembra per nulla intenzionato a invertire rotta, dovremo abituarci a questi prezzi record.

Foto | Flickr CC

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