Lavoro: sempre più partite iva, colpa (o merito) dei superminimi


L'effetto dell'entrata in vigore del regime dei superminimi per le nuove partite Iva si fa sentire. Secondo uno studio condotto dalla Uil nel mese di gennaio le nuove partite Iva aperte hanno portato al dato record del +243%. Il dato può avere una duplice lettura, anche quella che denuncia la precarizzazione del lavoro nel nostro paese è assolutamente valida, ma si tratta di numeri statisticamente dissonanti tenendo conto che le Piva sono cresciute su base annua del 4,5%.

In realtà è chiaro che sono tanti, tantissimi, quei liberi professionisti (o quanti sono obbligati a mascherarsi da tali per poter lavorare) che hanno deciso di uscire dal sommerso sfruttando il cosiddetto regime dei superminimi introdotto dall'allora ministro Tremonti. La nuova tassazione forfettaria al 5% per i giovani fino a 35 anni oppure per i primi 5 anni dall'apertura dell'attività ha fatto gola a molti, evidentemente.

D'altra parte con le imposte dirette e indirette in crescita per tutte le categorie questo tipo di tassazione così agevolata rappresenta un'isola felice, anche se non si deve dimenticare che per quanti la partita Iva diventa una condizione necessaria in assenza di volontà del datore di lavoro di regolarizzarne la posizione questa agevolazione rappresenta un contentino al quale fanno da contraltare l'assenza di qualsiasi diritto acquisito per i lavoratori regolarmente assunti, persino quelli a tempo determinato.

Foto | © TM News

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