Aumento dell'Iva a ottobre, Confcommercio: colpite le fasce più deboli

Il presidente di Confcommercio Sangalli: "L'aumento dell'Iva colpirebbe le fasce più deboli". Serve un miliardo per evitarlo. Brunetta a "Radio Anch'io" si scaglia contro "i diktat di Saccomanni" ma il ministro dell’Economia non è certo disposto a coperture traballanti.

Scongiurare l’aumento dell’Iva al 22%, dal primo ottobre, è la priorità delle priorità perché non farlo:

porterebbe al passaggio dalla crisi economica a quella sociale. E il prossimo Natale sarebbe gelido.

Sono le parole del presidente di Confcommercio Carlo Sangalli intervistato questa mattina nella trasmissione tv La Telefonata di Belpietro.

Dice Sangalli:

Ho sentito il presidente del consiglio che ha detto: "Oggi giocheremo all'attacco". Sono d'accordissimo: è importante che questo Governo giochi all'attacco. Se si vuole davvero segnare il gol della crescita bisogna fare in modo che la domanda interna venga incrementata e valorizzata. Per agganciare la ripresa e renderla più proficua in termini di maggiore crescita e nuova occupazione bisogna far ripartire la domanda interna. E per farlo bisogna assolutamente evitare l'aumento dell'Iva.

Il leader di Confcommercio avverte:


L'aumento dell'Iva colpirebbe le fasce più deboli con il rischio di aumentare l'area dell'assoluta povertà, già composta da 5 milioni di persone (per quel che riguarda i consumi, ndr).

Evitare l'aumento dell'Iva standard costa un miliardo di euro. Nel governo delle larghe intese si è aperto un nuovo fronte di scontro, con Renato Brunetta, capogruppo Pdl alla Camera, che continua a dire - stamattina a Radio Anch’io - che se davvero aumenterà l'Iva a ottobre il governo dovrà fare le valigie:

Faremo la riforma dell'Iva in senso europeo nella legge di Stabilità. Per il 2013 l'impegno è di non aumentare l'Iva a ottobre. O l'Iva non aumenta a ottobre o non c'è più il governo. Il ministro del Tesoro Saccomanni ha l'obbligo, il dovere di prospettare le coperture. Ieri ho mandato a Letta sette possibili coperture, le cose non sono facili ma è necessario in un governo di coalizione cercare insieme soluzioni.

Non accetto "i diktat di Saccomanni" ha chiosato Brunetta, ma il titolare dell’Economia non è certo disposto ad artifizi contabili o a coperture traballanti (“perché in Europa sono io a metterci la faccia”) né tantomeno a ulteriori richiami da parte della Commissione europea, dopo la questione IMU, specie ora che le ultime stime sul rapporto deficit/pil italiano vedono uno sforamento dello 0,1% dalla soglia del 3%.

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