Lavoro: quasi 3 milioni sono in nero

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Le stime di Bankitalia rilanciano l’allarme del lavoro nero nel nostro paese. Secondo quanto contenuto nella relazione annuale dell’istituto sono 3 milioni le unità di lavoro irregolari, in totale si tratta del 12,3% dei lavori che vengono svolti senza alcuna tutela di legge e sfuggendo a qualsiasi obbligo fiscale e previdenziale. Questi numeri sono leggermente inferiori si si guarda ai lavoratori e si attesta intorno ai 2.5 milioni, in sostanza quasi 500 mila individui svolgono ben 2 lavori in nero.

La piaga rimane maggiormente diffusa proprio in quei settori nei quali tradizionalmente l’imprenditore è più restio ad offrire un vero contratto di lavoro. Al primo posto troviamo l’agricoltura con il 24,9% dei lavori in nero, ma anche nei servizi si sfiora il 14% (13,5%) mentre l’industria - più soggetta a controlli - continua a mantenere un 6,6% di lavoratori non assunti regolarmente. A farla da padrone è ovviamente il sottosettore delle costruzioni: l’11,3% degli operai impegnati in cantieri edili sono in nero contro il 4,6% di quelli che effettivamente si recano in fabbrica.

Fin qui le percentuali perché in termini assoluti sono i servizi a contare sul maggior numero di “lavori in nero”: oltre 2.2 milioni sui 3 milioni totali. Guardando ad alberghi, ristoranti e commercio il numero è pari ad 1.2 milioni. Una buona fetta nonostante da anni esistano forme contrattuali (come quella “a chiamata”) che consentono all’imprenditore di “non legarsi” ai suoi dipendenti, anche a costo di lasciarli nel precariato.

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