Class action presto anche in Italia?

class action italia

In Usa è l'incubo delle multinazionali, l’arma di distruzione di massa in mano ai consumatori; basta un prodotto difettoso, un danno alla salute dei clienti, e scattano sanzioni economiche che possono mettere in ginocchio le più grandi industrie, dal tabacco all'automobile.

Parliamo naturalmente della class action (leggi), lo strumento che permette alla collettività di costituirsi parte civile. Se la un’azienda mette sul mercato un software difettoso, tutti i clienti che l'hanno comprato possono essere rappresentati come una singola parte lesa, da uno studio di avvocati. E non solo: è consentito a uno studio di avvocati "promuovere" il processo alla Microsoft, poi pubblicizzarlo fra i consumatori, in modo da reclutare via via un numero sempre più ampio di clienti.

La "class action" ha il potere di riequilibrare i rapporti di forza. Se un singolo consumatore fa causa a una grande azienda, rischia di essere schiacciato dall'arsenale della difesa avversaria. Ma se decine o centinaia di migliaia di consumatori fanno tutt'uno, diventano essi stessi una potenza.

In Italia qualcosa di simile é stato fatto dalle associazioni dei consumatori con le azioni risarcitorie (vedi una notizia fresca fresca).

Ma le associazioni di consumatori, non erano ancora soddisfatte, e hanno chiesto a Prodi, in campagna elettorale, di approvare in tempi brevi una normativa ad hoc.

Il provvedimento era stato annunciato a gran voce ma poi se ne erano perse le tracce, finché, ai primi di agosto, il Ministro delle attività produttive ha sciolto la riserva e ha presentato alla camera dei deputati il disegno di legge.

Non sono stati fatti molti sforzi di immaginazione perché si tratta nulla più che della riattualizzazione di una proposta che si era arenata al Senato nella scorsa legislatura.

Come funziona?

1) Le associazioni di consumatori o quelle di professionisti o le camere di commercio sono legittimate a convenire in giudizio una impresa per ottenere una generica sentenza di condanna al risarcimento del danno e alla restituzione delle somme dovute a singoli risparmiatori/consumatori in caso di atti illeciti compiuti in rapporti contrattuali o di atti illeciti extracontrattuali o di comportamenti anticoncorrenziali lesivi di diritti di una pluralità di consumatori.

2) Con la eventuale sentenza di condanna il giudice determina i criteri in base ai quali deve essere misurata la somma da liquidare o stabilisce l'importo minimo.

3) Dopo la sentenza di condanna le parti devono provare una conciliazione stragiudiziale o presso una camera di conciliazione presso il tribunale (circostanza che è tutt'altro che scontata) o presso gli organismi di conciliazione previsto dalla riforma societaria (per esempio le camere di commercio che alla fine, secondo questa legge, sarebbero sia parti interessate che giudici nella controversia con un intricato conflitto di interessi).

In caso di mancato accordo, ogni singolo risparmiatore/consumatore può agire in giudizio per ottenere, provata la sua qualità di creditore dell'azienda, la determinazione precisa dell'ammontare del risarcimento dei danni subiti.

Due passaggi processuali per un meccanismo che ha lasciato poco entusiasti operatori e destinatari finali, perché riproporlo identico? L'unica vera novità é che sono scomparsi i limiti applicativi dell'azione collettiva (estesa a tutte le controversie consumatori/imprese) ed è stata introdotta anche la previsione che il giudice possa stabilire anche l'importo minimo della somma da liquidare ai singoli danneggiati.

Si riaccende, comunque, la speranza la che, dopo tre anni di dibattito e numerosi fallimenti, il progetto giunga in dirittura finale con i dovuti emendamenti!

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