Reddito minimo e cuneo fiscale nella legge di stabilità

Contro la proposta di un embrionale reddito minimo si scaglia la Cisl di Bonanni: "prima trovare i soldi per la cassa integrazione in deroga".

Il ministro del Lavoro Enrico Giovannini intervistato da La Repubblica ha detto ieri che la legge di stabilità, quella che una volta chiamavamo finanziaria, darà il via libera a una sorta di reddito minimo garantito.

Sarà, secondo il ministro ed ex presidente dell’Istat:


un cambiamento storico, un fatto epocale. C'è una proposta elaborata da un gruppo di esperti che prevede un sostegno per chi ha un reddito al di sotto della soglia di povertà.

Si parte nel 2014, ha aggiunto Giovannini, con gradualità. Il sostegno statale:


si riceverà solo a condizione che ci si attivi seriamente a cercare lavoro, che nel caso si abbiano figli li si faccia frequentare la scuola e li si porti alle visite di controllo medico.

Reddito minimo? Non ora - L’impegno del governo a mettere a punto un sostegno economico di base non trova il favore della Cisl, che per bocca del suo segretario Raffaele Bonanni ammonisce il governo:

Primum vivere deinde philosophari: prima trovare i soldi per la cassa integrazione in deroga poi ci sarà tempo di discutere di riforme del mercato del lavoro

Per il sindacato d’ispirazione cattolica i soldi vanno reperiti dalla vendita dei beni demaniali e da una forte ristrutturazione della spesa pubblica:

togliendo inefficienze, sprechi, ruberie e connivenze che fanno di gran parte della spesa pubblica un abbeveratoio per realtà politico-economiche alleate.

Per Bonanni urge piuttosto una seria revisione fiscale. A cominciare dalle tasse sul lavoro. Il taglio del cuneo fiscale, cioè la differenza fra il costo del lavoro lordo pagato dalle imprese e le buste paga nette incassate dai dipendenti, sarà una della priorità della legge di stabilità, da varare entro il prossimo 15 ottobre.

Secondo gli ultimi dati diffusi dall’Istat, e relativi al 2010, la differenza tra il costo sostenuto dal datore di lavoro e quanto percepito dal dipendente, il cuneo fiscale e contributivo, è pari in media al 46,2%, cioè 14.350 euro. Il valore medio del costo del lavoro è infatti di 31.038 euro all’anno, la retribuzione netta che rimane nelle tasche del lavoratore è di 16.687 euro, praticamente poco più della metà (53,8%).

Il resto è "fagocitato" proprio dal cuneo, ovvero la somma dell’imposta personale sul reddito da lavoro dipendente, dei contributi sociali del lavoratore e dei contributi a carico del datore di lavoro. I contributi sociali dei datori ammontano al 25,6%, il restante 20,6% è sostenuto dei lavoratori.

Il problema è sempre quello della copertura finanziaria. Confindustria e sindacati dicono che per sforbiciare con decisione il cuneo fiscale servono 5 miliardi di euro, cifra consistente che di certo non aiuterebbe l’Italia a stare entro il tetto del 3% del rapporto deficit/pil.

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