Imu, riammesso l'emendamento Pd per le case di lusso. Crolla il gettito Iva

Le commissioni Bilancio e Finanze della Camera di riammettono l'emendamento del Pd

Aggiornamento 21:00 - E' stato riammesso l'emendamento a firma del gruppo Pd nel decreto Imu relativo al pagamento della prima rata per le case con rendita oltre i 750 euro; come deciso dai presidenti delle Commissioni Bilancio e Finanze della Camera Boccia e Capezzone, che nella giornata di oggi hanno esaminato i ricorsi presentati, l'emendamento firmato dal capogruppo Pd Marchi è stato dichiarato inammissibile solo nella parte relativa all'Iva (il ripristino al 21%), lasciando così intatta la restante parte sull'Imu per le "case di lusso" (le abitazioni di tipo signorile classificate nella categoria catastale A/1, le ville (categoria catastale A/8) e i castelli e i palazzi di eminente pregio artistico o storico (A/9): l'emendamento sarà esaminato e votato dalle Commissioni da domani mattina.

Critico il Movimento 5 Stelle, che chiede come sia possibile garantire la copertura del decreto, circa 600 milioni di euro, semplicemente con il gettito derivante dal contenzioso con le imprese di gioco d'azzardo:

"Sappiamo che l'adesione delle imprese del gioco alla transazione proposta dal fisco equivale a circa 13 mila euro, una briciola rispetto ai 600milioni in cui l'esecutivo spera. Cosa vuol dire? Che anche il decreto è inammissibile?"

E' fallito il tentativo di ripristinare l'Iva al 21%: l'emendamento del Pd al decreto Imu-Cig-Esodati, che propone di esentare dalla prima rata dell'imposta solo le case con una rendita catastale inferiore a 750 euro è tra quelli dichiarati inammissibili dalle commissioni Bilancio e Finanze della Camera.

Le commissioni, nello specifico, hanno bocciato 322 emendamenti dei 454 presentati al decreto: in particolare l'emendamento del Pd, a firma del capogruppo in commissione Bilancio Maino Marchi (che ha annunciato ricorso), è stato ritenuto inammissibile per estraneità di materia.

Di fatto il decreto Imu è stato letteralmente blindato dai presidenti delle commissioni Bilancio e Finanze della camera, Francesco Boccia (Pd) e Daniele Capezzone (Pdl), che hanno bocciato anche la proposta del Pd di tassare gli immobili sfitti al 50% dell'Irpef e utilizzare le risorse per sconti alle imprese e agli inquilini.

L’emendamento, che fu presentato dal Pd anche per riaccendere il dibattito politico sul tema "case di lusso", potrebbe anche essere ripresentato in queste ore con una diversa formulazione, evitando ogni riferimento all’Iva per evitare così la bocciatura per estraneità della materia.

E proprio in materia di Iva il Ministero dell'Economia e Finanze ha pubblicato oggi i dati sul gettito nei primi otto mesi del 2013, mostrando un vero e proprio crollo delle entrate: l'imposta sui consumi ha visto diminuire il gettito del 5,2% (-3.724 milioni di euro), cosa che riflette la riduzione del gettito derivante dalla componente relativa agli scambi interni e del prelievo sulle importazioni.

Le imposte dirette però (quelle che si pagano direttamente dalla busta paga, per intenderci) sono in netto aumento: +2,4%, 3,4 miliardi (in riduzione l'Irpef ma in aumento l'Ires) che, sommati alle altre imposte dirette, fanno alzare le entrate a +17,9% (+1.087 milioni di euro).

Nel suo complesso il gettito fiscale nei primi otto mesi del 2013 risulta pressocchè invariato rispetto allo stesso periodo del 2012, anzi leggermente inferiori: le entrate tributarie, accertate in base al criterio della competenza giuridica, ammontano a 267,9 miliardi (-722 milioni, -0,3%).

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