Rischio pensione posticipata per chi usufruisce della Legge 104. Altro regalo della riforma Fornero

La Cgil: "Necessaria una interpellanza parlamentare". Il costituzionalista Andrea Giorgis: "Il rischio è che vengano messi in discussione diritti acquisiti".

La riforma del sistema previdenziale targata Elsa Fornero rischia far andare in pensione più tardi i lavoratori che beneficiano dei permessi previsti dalla legge 104 del 1992 che lo ricordiamo è il riferimento legislativo per l'assistenza, l'integrazione e i diritti delle persone diversamente abili.

"Benefici" che nella fattispecie si traducono in 3 giorni di permesso al mese, tre giorni di assenza "giustificata" dal lavoro da dedicare all’assistenza di parenti disabili. "Benefici" che per questa via si trasformerebbero in una penalizzazione. Un diritto che di fatto verrebbe minato.

Perché? Il nuovo fronte di scontro, dopo le questione esodati e donatori di sangue, nasce dalla previsione di legge voluta dall’allora ministro del governo Monti e che definisce il concetto di pensione anticipata rispetto all’età anagrafica, stabilendo dal 2013 la soglia minima per lasciare il lavoro a 42 anni e 2 mesi di contributi per gli uomini e 41 anni e 2 mesi per le donne.

Dove nasce il problema? Il conteggio include solo e soltanto i giorni di lavoro effettivo: con la riforma Fornero sono ora esclusi i giorni coperti da contributi figurativi, fatta eccezione per malattia, leva e maternità obbligatoria.

Quindi i 3 giorni di assenza richiesti e ottenuti da chi usufruisce della legge 104 per prestare assistenza a un parente disabile non vengono calcolati ai fini pensionistici. Tre giorni al mese che in un anno scolastico, se impiegati tutti, sono già 30 giorni. Moltiplicati per più anni di lavoro rischiano di far slittare la pensione di diversi mesi rispetto a quella che dovrebbe essere la data naturale.

Per la Cgil si è fatta sentire la responsabile dell’Ufficio politiche disabilità Nina Daita: "Ci stiamo attivando affinché venga richiesta un’interpellanza parlamentare Si tratta di un caso di fortissima ingiustizia sociale, da affrontare e risolvere al più presto. L’assistenza per i disabili è già totalmente a carico delle famiglie, a causa dell’inesistenza dei servizi pubblici. E ora veniamo ulteriormente penalizzati, la situazione è inaccettabile".

C’è poi un problema di retroattività della riforma Fornero: chi oggi ha diritto ai permessi garantiti dalla 104, ieri non poteva sapere che questo avrebbe comportato uno slittamento della pensione.

Come spiega Andrea Giorgis, deputato del Pd e docente di diritto costituzionale all’Università di Torino: "Sembra infatti evidente la contraddizione tra il riconoscimento del diritto all’assistenza e l’allungamento dell’età lavorativa. Il rischio è che vengano messi in discussione diritti acquisiti, rivedendo quanto già maturato. Auspico che al più presto vengano forniti chiarimenti in merito".

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