Legge di Stabilità bocciata dalle parti sociali. Cgil e Uil: pronti allo sciopero

Sindacati sul piede di guerra contro la continua penalizzazione del pubblico impiego. Per Confindustria serviva più coraggio. Per la Cgil le risorse destinate alla restituzione fiscale dei lavoratori sono insufficienti.

Fredda la reazione delle parti sociali alla Legge di Stabilità messa a punto dal governo ieri e che ora dovrà andare in parlamento. Se Cgil e Uil si dicono già pronte alla mobilitazione, Confindustria voleva una manovra più coraggiosa e improntata alla ripresa economica. Per Confcommercio, rispetto alle attese, la montagna ha partorito un topolino.

Ma andiamo con ordine iniziando dalla critiche dei sindacati. Il segretario della Uil Luigi Angeletti ai microfoni di Radio1 Rai spiega stamattina che il suo sindacato è pronto anche allo sciopero contro una manovra che ancora una volta penalizza pesantemente il settore del pubblico impiego con il blocco dei contratti e del turn over, il taglio degli straordinari e la rateizzaione della liquidazione.

Dice Angeletti:


Il governo aveva detto basta ai tagli lineari, annunciando solo operazioni chirurgiche sulla pubblica amministrazioni per decidere dove investire e dove tagliare. Cosa c'è invece di più lineare di bloccare la contrattazione? Colpisce tutti i lavoratori dipendenti, qualsiasi lavoro facciano, qualunque importanza abbia il loro lavoro per la vita dei cittadini. Adesso basta.

Sulla liquidazione a rate Angeletti affonda il colpo:

La rateizzazione della liquidazione inoltre dà il senso della disperazione: vanno alla ricerca dei soldi ovunque è gravissimo e senza nessun criterio, se la prendono sempre con le stesse persone.

Gli fa eco dalla Cgil il segretario Susanna Camusso che non esclude lo sciopero:


L'ennesimo blocco dei contratti dei dipendenti pubblici senza una riqualificazione della P.A. non è un fatto positivo. Quando avremo verificato i testi non escludo che potrà esserci una mobilitazione sindacale. Non facciamo sconti neppure a questo governo La tassazione delle rendite finanziarie è un primo passo. Ma gli interventi su Fisco e crescita sono blandi.


Più sfumata la posizione di Raffaele Bonanni. Secondo il numero uno della Cisl, da un primo esame della legge finanziaria licenziata dal governo:


ci sono segnali positivi sul piano della riduzione delle tasse per i lavoratori e le imprese dopo tanti anni in cui le tasse sono solo aumentate. (..) bisogna fare certamente di più sul fisco. Ma serve ora una discussione alla luce del sole sui tagli alla spesa pubblica dove ci aspettiamo che anche quelli che chiedono giustamente di più sul fronte della riduzione delle tasse siano altrettanto chiari e coerenti sul fatto che bisogna spezzare il patto perverso tra politica e affari per combattere sprechi, inefficienze e ruberie. La vera battaglia da fare è questa.

Confindustria parla di passi che andrebbero pure nella direzione giusta, ma che ancora una volta non sono passi sufficienti ad agganciare la crescita:

Spero che si possa intervenire ulteriormente per fare qualcosa di più

ha detto stamani il presidente di Confindustria Giorgio Squinzi aggiungendo che la Legge di Stabilità:


non incide realmente sul costo del lavoro: noi avevamo indicato come priorità assoluta il taglio del cuneo fiscale. Non sono il premier di questo Paese, ma vorrei dire che ci vuole più coraggio.

Deluso dalla manovra anche il presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli:

Non è una bocciatura su tutti i fronti, ma rispetto a una grande attesa è una delusione.

Per Sangalli la riduzione della pressione fiscale di un punto in 3 anni prevista dalla Legge di Stabilità è davvero poca cosa. Il leader dell'associazione nazionale
delle imprese impegnate nel commercio nel turismo e nei servizi ricorda che gli italiani nel 2014 dovranno pagare 6,5 miliardi di euro di tasse in più.

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