Pensioni anticipate: Italia nel mirino dell’Ue per le differenze uomo-donna

Già tre anni fa la Corte di giustizia Ue aveva ammonito l’Italia ad equiparare l'età pensionabile tra uomini e donne nella pubblica amministrazione.

L’Italia nel mirino della Commissione europea per le norme che stabiliscono una differenza tra uomini e donne negli anni di contributi necessari per ottenere la pensione anticipata. Secondo l'Ansa oggi arriverà la decisione di messa in mora dell'Italia, il primo passo verso l’apertura di una procedura d'infrazione contro il nostro Paese.

In dettaglio contro quanto dispone la legge 214 del 2011 che fissa dal 2014 in poi gli anni minimi di contribuzione per ottenere la pensione prima di arrivare all'età massima: 41 e 3 mesi per le donne e 42 e 3 mesi per gli uomini, per il settore pubblico così come per il privato.

Bene, anzi male perché tutto questo secondo il commissario Ue alla Giustizia Viviane Reding è in contrasto con l'articolo 157 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea che stabilisce la parità di trattamento tra uomini e donne. E va ben oltre i margini di manovra lasciati ai Paesi dalla direttiva Ue del 2006.

Dopo la messa in mora il governo riceverà una lettera della Commissione in cui vengono formalizzate le contestazioni e chieste tutte le spiegazioni del caso. Da fornire entro un paio di mesi.

Nel 2010 già la Corte di giustizia Ue aveva ammonito l’Italia ad equiparare l'età pensionabile tra uomini e donne nella pubblica amministrazione: il governo nel 2012 fu così costretto ad alzare l'età pensionabile a 65 anni anche per le donne.

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