Crisi: 12mila edicole chiuse in 7 anni

Le chiusure hanno colpito soprattutto i negozi della rete tradizionale, complice il calo di vendite dei quotidiani.

Tra le attività falciate via durante più di un lustro di crisi economica e di consumi al palo ci sono le edicole: le tasse diventano insostenibili per gli esercenti mentre di quotidiani e riviste se ne vendono sempre meno anche perché l’informazione online è gratis e per molti più fruibile di quella cartacea.

Questo il mix letale che negli ultimi 7 anni ha fatto chiudere i battenti a 12mila edicole. E alle viste non si scorge nessuna ripresa, anzi in questi giorni è circolata l’ipotesi di un aumento dell’Iva per i prodotti editoriali, dal 4% al 22%: sarebbe il colpo finale per le edicole che tra l’altro devono già fare i conti con il calo dei ricavi.

Secondo la Federazione nazionale giornalai (Fenagi), cioè l’associazione di categoria facente parte di Confesercenti:

anche per il 2013 si prevedono vendite in crollo così spariremo prima della carta stampata. E si mette a repentaglio un servizio di vicinato essenziale.

Se nel 2005 sul territorio italiano erano aperte circa 42mila edicole, oggi siamo scesi a 30mila punti vendita.

Chiusure che - rileva la Fenagi - hanno colpito soprattutto i negozi della rete tradizionale, con un saldo negativo di 13mila imprese. Tracollo che non è in nessun modo compensato dalla lieve crescita, 1.300 unità circa, dei negozi della nuova rete.

In cinque anni in Italia, secondo gli ultimi dati della Fieg, le copie dei quotidiani vendute sono scese di un milione e la pubblicità è tornata sui livelli del 1992.


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