Legge di stabilità, Squinzi: “no a porcherie in parlamento”

Il leader di Confindustria: "C'è il forte timore che nel passaggio da decreto a legge saltino fuori le solite porcate, porcherie, di cui abbiamo larga esperienza in passato". I sindacati intanto preparano le loro proposte di modifica.

Il presidente di Confindustria Giorgio Squinzi torna oggi sulla finanziaria varata dal governo Letta che ora dovrà attraversare il fuoco di fila delle Camere. Il numero uno di viale dell’Astronomia teme un peggioramento della manovra.

Squinzi non usa mezzi termini e usando un linguaggio ormai volgarmente sdoganato dalla politica nostra dice:

C'è il forte timore che nel passaggio da decreto a legge saltino fuori le solite porcate, porcherie, di cui abbiamo larga esperienza nel passato: mi auguro che questo non avvenga.

Secondo Squinzi, affinché la prossima presidenza italiana dell'Ue si riveli utile:

abbiamo bisogno di stabilità politica e mi auguro che il governo possa durare anche qualche mese più in là, visto che da maggio ad ottobre 2015 abbiamo l'Expo e presentarsi in una situazione di instabilità politica non sarebbe positivo.

La situazione italiana, ha aggiunto Squinzi dal palco dell'assemblea annuale di Anima a Milano:


è complicatissima. Quando ho accettato la presidenza di Confindustria non pensavo di arrivare in un momento così complicato. Se l'avessi saputo prima non so se mi sarei candidato.


Squinzi ha poi attaccato sulla mancanza di coraggio da parte del governo:

La mancanza di coraggio non è degli imprenditori ma è del governo che non ha ritenuto di mettere mano a un'importante revisione della spesa pubblica.

Secondo il leader degli industriali infatti:

tocca al governo risolvere rapidamente e con decisione i problemi strutturali che limitano la nostra competitività.

Le priorità indicate da Confindustria sono sempre le stesse: un aglio di costi e tasse per le imprese oltre che l'avvio di una seria riforma della pubblica amministrazione.

Intanto stamattina sulla legge di stabilità hanno fatto il punto i sindacati. Dopo l'incontro dei segretari di Cgil, Cisl e Uil è emerso che le tre sigle hanno deciso di mettere in campo tutta la loro forza per ottenere i cambiamenti necessari "attraverso il dibattito parlamentare''. I sindacati stanno mettendo nero su bianco le loro proposte di modifica e chiederanno di incontrare i capigruppo dei partiti. Decise inoltre 4 ore di sciopero con manifestazioni territoriali che saranno organizzate entro la metà di novembre.

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