Banche commissariate: quali sono e cosa rischia il risparmiatore

Cosa rischiano i clienti delle banche commissariate da Bankitalia? Cosa devono aspettarsi correntisti, depositanti e investitori?

Sono in tutto 12 gli istituti di credito italiani finiti sotto la tutela Palazzo Koch. Ultima ad aggiungersi alla lista nera di Bankitalia, Banca delle Marche, messa in amministrazione straordinaria tre giorni fa. Solo nel 2013 sono state otto le banche commissariate, istituti di piccola e media grandezza rimasti a corto di liquidità grazie a gestioni allegre, con buchi nei conti e bilanci in profondo rosso.

Banca Marche, per dire dell’ultimo commissariamento definitivo, ha perdite certificate per circa 800 milioni. Il Sole 24 Ore definisce “dissennata” la gestione dell’ex direttore generale Massimo Bianconi che per anni avrebbe iscritto a bilancio come prestiti riscuotibili 2 miliardi di crediti in realtà malati.

La durata dell’amministrazione straordinaria è di un anno massimo con un’unica proroga di sei mesi in casi eccezionali. Funziona così: Via Nazionale chiede al Ministero dell’Economia e delle Finanze lo scioglimento degli organi con funzioni di amministrazione e controllo e quindi la procedura di amministrazione straordinaria. Dopo il decreto ministeriale la Banca d'Italia, in 15 giorni, nomina uno o più commissari e un comitato di sorveglianza.

Il commissariamento si basa sulla disciplina contenuta nel Testo unico bancario e occorre nei casi in cui si riscontrano "gravi irregolarità nell'amministrazione, ovvero gravi violazioni delle disposizioni legislative, amministrative o statutarie che regolano l'attività della banca". E quando ci sono "gravi perdite del patrimonio". I commissari devono sanare le irregolarità, convocare le assemblee e promuovere le soluzioni migliori nell'interesse di depositanti e risparmiatori.

In realtà, tecnicamente parlando, una banca non può fallire: la legge prevede per il settore procedure concorsuali di diverso tipo e che mutano in base alla gravità della situazione finanziaria e delle irregolarità commesse dai vertici degli istituti di credito. Tralasciando i tecnicismi di natura legale, la sostanza non cambia comunque di molto.

Quindi in questi casi cosa rischiano i risparmiatori delle banche coinvolte? Innanzitutto i depositi bancari - siano conti correnti, conti deposito o libretti di risparmio -, sono tutelati dal Fondo interbancario dei depositi per giacenze fino a 100.000 euro. Per i depositi cointestati la tutela è di 100.000 euro per ciascun cointestatario. Ogni titolare del rapporto finanziario fino a quella somma dovrebbe essere rimborsato entro 20 giorni lavorativi dalla liquidazione coatta dei beni della banca fallimentare, più 10 di eventuale proroga, sempre nel caso in cui la banca non abbia attivi per far fronte alle richieste dei clienti.

Il condizionale è però d‘obbligo: il rischio maggiore è che la procedura concorsuale in questi casi possa protrarsi ben oltre quella scadenza, allungando i tempi per i rimborsi.

A rischiare di più sono ovviamente gli azionisti della banca: potrebbero perdere tutto o parte del capitale investito e sono i meno tutelati dalla legge perché la loro parte di liquidazione residuale viene saldata solo dopo tutte le altre categorie: dipendenti, Stato, creditori e clienti.

In quest’ultima categoria oltre ai correntisti e ai depositanti ci sono gli investitori, in azioni, obbligazioni, fondi, polizze vita e così via. In caso di commissariamento i titoli rimangono congelati e l’investitore rimane il legittimo proprietario degli stessi che gli dovranno essere restituiti con tutte le cedole e i dividendi maturati.

Se quei titoli sono però stati emessi dalla sua stessa banca, obbligazioni ad esempio, il cliente resta possessore dei bond ma come creditore entrerà nella procedura concorsuale i cui tempi possono essere come detto ben più lunghi del previsto. Un rimborso pieno in questo caso è molto più difficile da ottenere e in genere ci sarà solo se dopo la liquidazione, e aver pagato i creditori più privilegiati, ci sono ancora soldi in cassa appunto per gli obbligazionisti.

Per i finanziamenti questi in genere proseguono nel loro corso e con le loro caratteristiche ma vengono ceduti ad altre banche per incassare la liquidità necessaria per il rimborso dei dipendenti, dello Stato e dei creditori.

Ma quali sono le altre banche italiane finite sotto amministrazione straordinaria dopo lo scioglimento degli organi di amministrazione e controllo? Ecco l’elenco: Istituto Credito Sportivo, Banca Tercas, Bcc Monastier e del Sile, Bcc San Francesco, Banca Popolare di Spoleto, Bcc del Veneziano, Banca dei due mari di Calabria, Credito Cooperativo, Bcc Euganea di Ospedaletto Euganeo, Banca Credito Cooperativo di Bene Vagienna, Cassa di Risparmio di Ferrara, Bcc di Alberobello e Sammichele.

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