Lavoro: un terzo delle Pmi ha licenziato, specie i più giovani

Il 30% delle piccole e medie imprese ha dovuto risolvere quest'anno uno o più contratti di lavoro e la metà di esse ha licenziato quasi sempre under 30. L'indagine dell'agenzia stampa Adnkronos.

A pagare il conto più salato alla crisi economica sono le fasce di popolazione più deboli e meno tutelate, tra cui i giovani, cioè il futuro del Paese. Grazie alle disastrose politiche di governi miopi, quando non proprio ciechi, affaccendati solo in beghe interne e discussioni infinite e inconcludenti su organigrammi e successioni varie, la disoccupazione giovanile è arrivata alla percentuale record del 40,4%.

Uno studio di Adnkronos, giusto ieri spiegava che sotto la scure della crisi un terzo delle piccole e medie imprese italiane (pmi) è stato costretto a licenziare. E che, specie nelle realtà più piccole, a trovarsi senza lavoro praticamente da un giorno all’altro sono stati soprattutto i più giovani.

Sia nelle aziende a conduzione familiare che in quelle fino a 20 addetti, la riduzione dell'organico ha colpito infatti proprio gli ultimi assunti sotto i 30 anni. Secondo l’indagine il 30% delle imprese dichiara di aver dovuto risolvere uno o più contratti di lavoro in quest’ultimo anno: la metà di queste ha licenziato quasi sempre lavoratori under 30.

Tra le cause principali di licenziamento al primo posto il 70% dei titolari delle pmi segnala l'eccessivo costo del lavoro. Sarà anche per questo che il 40% delle piccole e medie imprese interpellate ha candidamente ammesso di aver dovuto fare ricorso, sempre nell’ultimo anno, a prestazioni di lavoro non regolari, lavoro nero, cioè ancora meno tutele per i dipendenti e danni per l’erario. E per l’anno prossimo quel 40% crede di dovere ricorrere nuovamente al lavoro nero.

Per il 2014 la quota di piccole e medie imprese che pensa di dover tagliare parte del proprio personale scende al 20%. Una luce in fondo al tunnel? Non proprio, perché la tendenza alla contrazione dell'occupazione nelle piccole e medie imprese è evidentemente confermata anche per il prossimo anno. Del resto solo una impresa su 10 si dice disposta a fare nuove assunzioni.

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