Pensioni dei parlamentari: la spesa cresce di 7 milioni in un anno

Boom di pensionamenti con il passaggio dalla sedicesima alla diciassettesima legislatura: la spesa lievita.

Nei due rami del parlamento avranno anche tagliato sprechi e costi (-60 milioni alla Camera, -34 mln al Senato secondo i bilanci di previsione 2013) ma in un anno la spesa per i parlamentari che devono andare in pensione è aumentata dell'1,63% a Montecitorio e del 6,22% a Palazzo Madama.

Tradotto 7 milioni di euro in più rispetto al 2012, 2,2 milioni per l’assegno previdenziale dei deputati e 4,8 milioni per quello dei senatori della Repubblica. Sono 124 i deputati non rieletti nel passaggio dalla sedicesima alla diciassettesima legislatura, ma che hanno maturato il diritto alla pensione, e 113 i senatori nelle stesse condizioni. 237 parlamentari che dal primo marzo 2013 riceveranno il dorato assegno.

A dover essere segato davvero, almeno dimezzato, sarebbe il numero dei parlamentari (sono 945 più i senatori a vita; 535 negli Stati Uniti) che tra l’altro fanno le stesse identiche cose, in virtù del bicameralismo perfetto sancito dalla nostra Costituzione. Ma per fare questo manca la volontà politica, e quindi i numeri in parlamento, al di là delle dichiarazioni più o meno di facciata, o elettoralistiche, di questo o quel partito.

Ricordiamo che dal primo gennaio 2012, le pensioni dei parlamentari italiani verranno assegnate con il sistema contributivo e non più retributivo, come per tutti i comuni mortali, e gli ex deputati e senatori dovranno raggiungere i 60 anni, 65 per chi ha una sola legislatura, per poter prendere l’assegno. Prima era sufficiente mezza legislatura per andare in pensione.

Il questore di Scelta civica alla camera Stefano Dambruoso spiega:


I tre quarti del bilancio di Montecitorio è fatto di pensioni e stipendi di deputati e dipendenti, spesa non facilmente aggredibile perché riguarda diritti acquisiti. La quota di spesa su cui si può facilmente intervenire è pari a meno di 300milioni su un totale di circa un miliardo. Nel medio-lungo periodo comunque e nuove regole produrranno maggiori benefici perché spariranno progressivamente i trattamenti privilegiati pre-riforma e i nuovi parlamentari che andranno in pensione avranno trattamenti di minor favore.

In soldoni il tasso di ricambio dei parlamentari è stato così alto da provocare un’impennata dei pensionamenti per i parlamentari decaduti dal mandato per un aumento di spesa di gran lunga maggiore rispetto ai risparmi ottenuti con la riforma previdenziale.

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