Giovannini: capitale umano fuori dal deficit, contro la povertà pronto il Sia

Il ministero del lavoro a La Stampa: il Sostegno per l'inclusione attiva (Sia) strumento nazionale di lotta all'indigenza.

Gli investimenti fatti in risorse umane sarebbero da tenere fuori dal computo del deficit. È quanto sostiene il ministro del Lavoro, Enrico Giovannini, in un'intervista pubblicata oggi da La Stampa.

In vista del vertice europeo sul lavoro che si svolgerà a Roma a inizio del 2104, nel corso del semestre italiano di presidenza dell'Unione europea, Giovannini lancia quella che speriamo non rimanga solo un’idea:

Dice il ministro:

"La crisi ha fatto perdere molto capitale umano: è su quello che serve uno sforzo speciale, altrimenti il potenziale di crescita resta basso. Mentre si è già convenuto che gli investimenti in infrastrutture fisiche siano esclusi dal computo del deficit, proporrei una riflessione sull'opportunità di fare la stessa cosa con gli investimenti in capitale umano".

L’ex presidente dell’Istat, così come il viceministro all’economia Fassina, sì è poi mostrato scettico in merito all’ipotesi di estendere la no tax area, fino ai redditi sotto i 12mila euro, rilanciando invece il Sia, il nuovo strumento nazionale di contrasto alla povertà messo a punto dal governo a settembre:

“Credo che sia necessario e urgente introdurre uno strumento nazionale di contrasto alla povertà, come il Sia, il Sostegno per l'inclusione attiva che abbiamo presentato a metà settembre. L'idea è smetterla di disperdere risorse pubbliche in mille direzioni e creare invece un sostegno di inclusione sociale, cosa molto diversa dal reddito di cittadinanza proposto dal Movimento 5 Stelle, che alla componente monetaria affianchi l'impegno da parte dei beneficiari a cercare lavoro, mandare i figli a scuola, a sottoporsi a visite mediche".

Lo strumento costerebbe 200 milioni all’anno e secondo Giovannini può essere efficace per contrastare l’indigenza assoluta che interessa ormai quasi 5 milioni di italiani. Il Sia, così come è stato pensato dal ministero del Lavoro, è cosa ben diversa dal reddito di cittadinanza: trattasi di un sostegno ai poveri per permettere:

"a tutti l’acquisto di un paniere su beni e servizi ritenuto decoroso sulla base degli stili prevalenti”.

L’erogazione per i beneficiari sarà:

“Idealmente pari alla differenza tra la misura delle loro risorse economiche e il livello di riferimento, stabilito per legge per identificare la condizione di povertà. Più realisticamente, a seconda di vincoli di finanziamento complessivo del programma, andrà coperta inizialmente una quota di tale differenza”.


Secondo una prima formulazione il sia riguarderà tutti i residenti, inclusi gli immigrati legalmente residenti, e sarà assicurato finché persiste lo stato di bisogno del richiedente, il quale deve dimostrare di perseguire concreti obiettivi di inclusione sociale e lavorativa.

© Foto Getty Images - Tutti i diritti riservati

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