Nobel per la pace all'inventore del Microcredito!

pubblicato: lunedì 16 ottobre 2006 da Faust in: Prestiti Banche

yunus
Ha dato dignità e una speranza a milioni di poveri e, con la sua Grameen Bank, ha dato anche uno schiaffo alla Banca mondiale. (leggi)

Il premio Nobel per la pace del 2006 è andato a Muhammad Yunus, l’inventore del microcredito.

Il premio ha letteralmente mandato tutti in brodo di giuggiole, tranne il giornale The Economist al quale, probabilmente, non va proprio giù che il premio venga dato ad una “parodia di banchiere”, ad uno che presta ai poveri e ai mendicanti.

Noi di Soldiblog, che siamo di bocca buona, ci accontentuiamo e, visto che fin dai tempi di Augusto le guerre si fanno per i soldi, nessuno era più indicato come vincitore del premio per la pace che un banchiere, il cui lavoro i soldi é prestarli.

D’altronde Grameen bank (tradotto “la banca del villaggio”) non é una parodia di banca, ma una banca con tutte le carte uin regola, con un migliaio di filiali, che vive dei suoi utili e che appartiene per il 95% alla clientela e solo per il 5% allo stato.

E mentre gli esperti continuano a dire che il modello di Yunus va bene forse per un villaggio di indigeni, ma non nel mondo occidentale, dove invece l’approccio economico ha da sempre dovuto tener presente una ben diversa poliedricità di bisogni cui rispondere, vi segnaliamo una mappatura del microcredito anche in Italia a questo link.

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Commenti dei lettori

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  • Profilo di Andrea M

    Andrea M

    16 ott 2006 - 20:46 - #1
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    “Ha dato dignità e una speranza a milioni di poveri”, una semplice frase che spiega la grandezza di Muhammad Yunus, e che proprio per questa sua opera merita tutto il rispetto e l’ammirazione delle persone oneste. Un banchiere che di sicuro non scalerà mai la classifica di Forbes ma non è neppure una “parodia di banchiere”, come vorebbe intendere l’Economist. Forse l’Economist & C, dovrebbero capire che dare “dignità e una speranza a milioni di poveri” nel lungo termine crea molti più vantaggi all’intero pianeta che rendere ancora più ricchi in megacapitalisti che non sanno più come sperperare i loro soldi. Questa volta l’Economist, un quotidiano autorevole e serio, mi ha deluso.

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