Evade l'Irpef per riuscire a pagare i dipendenti. Assolto dal giudice

"Manca l'elemento psicologico del reato". Ma adesso l'imprenditore dovrà versare una somma totale doppia rispetto a quanto evaso.

Evade le tasse per pagare i dipendenti, e viene assolto. Succede a un imprenditore di Monsalice, provincia di Padova. L'uomo, 70enne, ha evaso l'Irpef per un totale di 58mila euro e si è trovato così sotto inchiesta dalla procura che l'ha mandato a processo. Ma il giudice, Daniele Marchiori, ha deciso per l'assoluzione.

La ragione sta nel fatto che i soldi non versati al fisco non sono stati evasi per un guadagno personale, ma per darli ai lavoratori, versare le rate di mutui e fidi bancari. L'alternativa, d'altra parte, era solo una: il fallimento. Il giudice ha così respinto la richiesta della procura di sei mesi di reclusione: nell'evasione dell'imprenditore "non c'è dolo".

Questo perché "manca l'elemento psicologico del reato". Manca, quindi, ciò che solitamente sta alla base dell'evasione fiscale: la volontà di frodare il fisco per tenere per sé quei soldi. Non è questo il caso dell'imprenditore di Padova, che si è visto riconoscere dal giudice la tesi del suo avvocato Davide Druda.

Il che non significa che l'uomo non dovrà più pagare queste tasse, anzi: le ritenute non versate dovranno essere pagate a rate maggiorate del 30%, a cui si aggiungono interesse e oneri a favore di Equitalia. Il risultato è che l'uomo si troverà a pagare quasi il doppio di quanto evaso. Resta da capire cosa succederà se l'imprenditore si troverà, di nuovo, nell'impossibilità di pagare l'Irpef (pure doppia, a questo punto).

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