Spending review, Cottarelli: taglio tasse e sprechi già nel 2014

Sulle municipalizzate: "la cosa più difficile è distinguere quelle che producono servizi dagli scatoloni che servono solo a spendere soldi".

Il commissario di governo alla spending review (sì, ma chi paga?) Carlo Cottarelli assicura: con i tagli che sta mettendo a punto e i risparmi di spesa pubblica che ne conseguiranno già nel 2014 sarà possibile abbassare le tasse sul lavoro.

In una intervista a Rai Uno stamattina l’ex manager del Fondo monetario internazionale, ha detto:

"Nel corso del 2014 ci sarà già a possibilità di ridurre gli sprechi e di ridurre la tassazione sul lavoro, ci vuole tempo per studiare la materia da vicino ma non dovremmo aspettare il 2015, qualcosa potrà avvenire prima".

Chi vivrà vedrà. L'obiettivo è di ridurre la spesa di 32 miliardi in tre anni. Il programma messo a punto da Cottarelli prevede:

"tre mesi di lavoro tecnico, dicembre, gennaio, febbraio; dopo daremo i nostri primi suggerimenti di misure che possono essere prese. Qualcosa anche prima, non lo escludo, ma il grosso ai primi di marzo".

Cottarelli ha aggiunto che fa parte dei suoi compiti responsabilizzare chi lavora nelle amministrazioni pubbliche. I dirigenti pubblici secondo il Cottarelli-pensiero devono diventare:

"manager del denaro pubblico e devono avere maggiore capacità di gestione, essendo però soggetti a responsabilizzazione ex post: ci dovranno essere dei modi per premiare chi va bene e penalizzare chi non va bene".

Punizioni e incentivi alle viste? Per ora si sa che il commissario intende pubblicare banche dati e graduatorie di chi spende bene e chi spende male.

Parlando delle aziende municipalizzate Cottarelli ha poi ammesso che:

"la cosa più difficile è distinguere quelle che producono servizi dagli scatoloni che non servono a molto, solo a spendere soldi".

E i costi della politica? Non dovrebbero essere tagliati per primi invece di salassare, come al solito, pubblico impiego e pensionati? No, perché secondo Cottarelli grazie alla trasparenza dei dati e le informazioni date ai cittadini, la pressione dell'opinione pubblica basterà a introdurre cambiamenti. Però, che ottimismo.

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