Caos IMU: aumento tasse per coprire la prima rata?

Se l’erario non incassa entro oggi 1,5 miliardi scatta la clausola di salvaguardia prevista dalla legge per coprire la prima rata. Tradotto, più tasse per famiglie e imprese. Intanto Caf in allarme anche per il calcolo della seconda rata dell'imposta.

La copertura per la cancellazione della prima rata dell'Imu, quella di giugno, è a rischio e a rimetterci potrebbero essere ancora una volta cittadini e imprese con un ulteriore aumento delle tasse a loro carico.

A lanciare l’allarme è la Cgia di Mestre la quale spiega che se l’erario entro oggi non avrà incassato 925 milioni di maggiori entrate Iva versate dalle imprese (dopo l’impegno della pubblica amministrazione di pagare 7,2 miliardi di debiti per la fornitura di beni e servizi) e 600 milioni dalla sanatoria rivolta ai concessionari di slot machine, il decreto che ha cancellato la prima rata dell'Imu sulla prima casa farà scattare in automatico la "clausola di salvaguardia".

In soldoni, il ministero dell’economia e delle finanze per coprire la parte di gettito che manca potrà aumentare gli acconti Ires e Irap per imprese e le accise sul gas, l'energia elettrica e le bevande alcoliche. Sui 7,2 miliardi stanziati dal governo perché le amministrazioni pubbliche paghino una parte della loro montagna di debiti verso le imprese, sono stati versati finora poco più di 2 miliardi.

Quindi, fa notare l’associazione artigiani e piccoli imprenditori di Mestre, incassare 925 milioni di Iva entro la fine di novembre, cioè entro le 24:00 di oggi, sembra praticamente impossibile. Per la sanatoria proposta ai concessionari dei giochi l'erario avrebbe invece riscosso poco più della metà del gettito previsto, 300 milioni.

E sul caos Imu oggi interviene anche Unimpresa, in merito al calcolo della seconda rata dell'imposta. Secondo il presidente Paolo Longobardi:

Il decreto una barzelletta. In un colpo solo sono stati spostati due termini, quello per le delibere comunali e quello per il versamento, ed è stata portata dal 16 dicembre al 16 gennaio la scadenza per i versamenti. E poi c'è l'aspetto politico. Il Governo di Enrico Letta si è rimangiato la promessa e alla fine, anche se per cifre non rilevanti, obbliga le famiglie a una ministangata.

Il decreto legge approvato mercoledì e che ha abolito, ma non per tutti, la seconda rata dell’Imu sull’abitazione principale, prevede il pagamento per proprietari per la quota di Imu superiore alla aliquota base fissata al 4 per mille. Quindi i proprietari di prima casa dovranno corrispondere ai comuni il 40% di questa eccedenza, il restante 60% è a carico dello Stato. Su 8mila comuni, fin qui sono stati approvati circa 4mila regolamenti Imu ma c'è tempo fino al 5 dicembre e la probabilità di aumenti “selvaggi” da parte delle amministrazioni comunali è più che concreta.

Inoltre, sempre per la determinazione degli importi, dato che il decreto Imu prevede che solo il 40% dell'imposta venga effettivamente pagata, all'orizzonte si profila uno scenario fatto di errori nei calcoli che aprirebbe la via a contenziosi tra i proprietari degli immobili e i comuni.

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