Crisi, Nomisma: serve prelievo del 10% sugli italiani più ricchi

Gli economisti di Nomisma: "Se questa tassa sul patrimonio venisse pagata in 4 rate annuali di 28 miliardi, il bilancio pubblico potrebbe fornire uno stimolo equivalente nell'arco di un quadriennio all'economia".

Togliere un po’ ai ricchi per dare ai poveri. Si potrebbe riassumere con il motto di Robin Hood la proposta contenuta nella newsletter di Nomisma, scritta dal presidente Pietro Modiano e dal capo economista Sergio De Nardis: un prelievo straordinario del 10% sulle ricchezze del 10% delle famiglie italiane più benestanti.

Contro la crisi, per far ripartire l’economia e combattere la diffusione dell’indigenza nel Paese.

Nomisma, società di consulenza nel settore dell’economa applicata, nata come centro studi nel 1981, con sede a Bologna, stima che:

la ricchezza liquida delle famiglie italiane, al netto di attività reali, titoli di stato e partecipazioni in società di persone, sia pari a circa 2.400 miliardi. Si può, inoltre, stimare che Il 47,5% di questo ammontare, ovvero 1.130 miliardi, sia posseduto dal 10% più ricco delle famiglie italiane. Un prelievo una tantum del 10% su questa fascia darebbe luogo a un gettito di entrate per lo stato di 113 miliardi di euro, 7 punti percentuali di PIL, da distribuire a favore delle famiglie più povere e delle imprese. Se questa tassa sul patrimonio venisse pagata in quattro rate annuali di 28 miliardi, il bilancio pubblico potrebbe fornire uno stimolo equivalente nell'arco di un quadriennio all'economia, modificandone il sentiero di crescita.

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