Le tariffe pubbliche cresceranno più del doppio dell'inflazione nel 2014

Unioncamere: "Per rilanciare i consumi e accompagnare i segnali di ripresa dell'economia, è indispensabile rallentare la corsa di tasse e tariffe, a cominciare da quelle locali".

Nell’anno appena iniziato le tariffe pubbliche cresceranno in media più del doppio (del 3%) rispetto all'inflazione (+1,2%). La stima è di Unioncamere che fotografa una situazione affatto in miglioramento rispetto al 2013:


“le attese rispetto all'evoluzione delle tariffe pubbliche (nazionali e locali) indicano una crescita media complessiva nell'ordine del 3%, un dato di gran lunga superiore rispetto alla crescita attesa nel livello medio generale dei prezzi".

Nel 2014 l'inflazione, spiegano dall’Unione delle camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura:

"dovrebbe confermarsi all'1,2% in conseguenza di un vistoso cedimento dei prezzi dell'alimentare (da +2,4% a +1,3%) e solo di un lieve recupero di quelli dei beni non alimentari (dallo 0,5% del 2013 a un poco incoraggiante 1%)".

Rimarranno relativamente stabili sulla media generale i prezzi dei servizi di mercato (+1,3% nel 2013 e +1,4% nel 2014), mentre saranno in ulteriore diminuzione quelli dell'energia (-1,5%).

Nel 2013 a pesare di più sulla tasche dei cittadini sono state le tariffe dei servizi idrici, l'acqua è aumentata del 7,6% tra ottobre 2012 e ottobre 2013, e quelle dei rifiuti urbani, +7% nello stesso periodo. Secondo il presidente di Unioncamere, Ferruccio Dardanello:


"Per rilanciare i consumi e accompagnare i segnali di ripresa dell'economia, è indispensabile rallentare la corsa di tasse e tariffe, a cominciare da quelle locali. I tanti, piccoli mercati protetti che ancora resistono riducono il potere d'acquisto di famiglie e imprese e sono un freno alla ripresa".

I prezzi dei beni di consumo invece hanno fatto segnare dinamiche tendenziali (su base annua) molto più contenute secondo le rilevazioni di Unioncamere: il 2% in più per i beni alimentari (fresco escluso) e soltanto lo 0,5% in più per quelli non alimentari.

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