Risparmio crollato dopo l’introduzione dell’euro nel 2002

Secondo l’Adusbef nel decennio 2002-2012 la variazione del risparmio delle famiglie italiane è stata del -80,1%

In dieci anni l’introduzione dell’euro e la recessione hanno ridotto dell’80,1% la quota annua di risparmio della famiglie italiane. Il dato Istat rielaborato da Adusbef è benzina pronta per essere getta sul fuoco dei proclami anti-europeisti che negli ultimi mesi hanno creato aree di consenso trasversali che vanno dalla Lega Nord al Movimento 5 Stelle.

All’introduzione dell’euro sono corrisposti aumenti surrettizi di prezzi e tariffe e il potere di acquisto si è ridotto drasticamente. A questi fattori si è aggiunto il vorticoso aumento della pressione fiscale sui cittadini e così – secondo le valutazioni di Bankitalia – si evince che i 95 miliardi di euro di risparmi del 2002 (il saldo tra attività e passività finanziarie) è diminuito a 68,61 miliardi nel 2003 per risalire a 82,73 miliardi nel 2004 e piombare a 18,86 miliardi nel 2012. In un decennio, dunque, la quota di risparmio delle famiglie italiane ha registrato un – 80,1%. Per molte famiglie, specialmente per la classe media che mezzo secolo fa trainò il boom, le spese necessarie e inderogabili (le tasse soprattutto) hanno eroso la quota
Nel 2001 l’indicatore della capacità di spesa degli italiani (Cds) era fra i più alti d’Europa, a 119 punti, superato solamente da Inghilterra (120); Svezia (123); Belgio (124); Austria (126); Danimarca (128); Olanda ed Irlanda (134); Lussemburgo (235). In Italia si poteva spendere meglio che in Francia, Germania e Finlandia, tre paesi fermi a 116 punti.

Dieci anni dopo l’Italia (-16,8%) guida la classifica negativa della capacità di spesa (Cds) ridotta di 20 punti ed attestata a 99; al secondo posto la Grecia (-13,8% la Cds che passa da 87 a 75); al terzo il Regno Unito (-8,3% con la Cds a 110; al quarto il Portogallo -7,4% che si attesta a 75; al quinto la Francia -6,9% con la Cds a 108; al sesto il Belgio a 119. Tutto questo mentre Austria (131), Germania (122), Svezia (129) e Lussemburgo (272) hanno invece aumentato la loro capacità di spesa.

Via | Asca

Foto © Getty Images

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