ABI: le banche non prestano soldi perché schiacciate dal Fisco

Il presidente dell'Associazione bancaria italiana Patuelli: "più etica e più efficienza per uscire definitivamente dalla crisi".

Prestiti Abi Fisco

L’ultimo Bollettino economico trimestrale diffuso da Bankitalia venerdì ha tra l’altro evidenziato il permanere di rischi al ribasso per la crescita se la stretta al credito per le imprese continuasse sui livelli attuali.

Secondo i tecnici di Palazzo Koch la "ripresina" sarà trainata dalla domanda estera e dalla graduale espansione degli investimenti produttivi, a loro volta favoriti dal miglioramento della domanda e delle disponibilità finanziarie delle imprese, grazie al pagamento dei debiti commerciali delle pubbliche amministrazioni (salvo differimenti temporali). Quindi se le condizioni di accesso al credito rimanessero così restrittive la ripresa degli investimenti non potrebbe che esserne penalizzata.

Ma secondo il Presidente dell'Abi (Associazione bancaria italiana) Antonio Patuelli:

"in Italia il settore industriale che ha realizzato la più profonda ristrutturazione in questi anni di crisi è quello bancario, che si è consolidato ed è pronto a fare la propria parte per la ripresa dello sviluppo e dell'occupazione. Le banche in Italia ha cercano ora nuove occasioni per fare prestiti innanzitutto per nuovi investimenti produttivi''.

Dopo la difesa d’ufficio, Patuelli passa all’attacco:

"le banche operanti in Italia sono schiacciate da un eccesso di pressione fiscale che frena gli accantonamenti per rendere ancora più solidi i patrimoni delle banche e non favorisce l'erogazione di nuovi prestiti''.

Quindi se gli istituti di credito italiani non prestano soldi, con un costo del denaro che è al minimo storico in Eurolandia senza che ne siano derivati benefici reali per imprese e famiglie, è colpa del Fisco che le opprime in una morsa, secondo il capo dei banchieri nostrani.

Per la serie: la colpa è sempre degli altri. Patuelli si scaglia poi contro i:

"perduranti eccessivi, inammissibili ritardi dei pagamenti dei debiti della pubblica amministrazione alle imprese nonostante le buone intenzioni del governo."

La ricetta per uscire dalla crisi?

"innanzitutto più etica e più efficienza: più etica sia nellei, sia nel privato, dove è impossibile concorrere in un mercato europeo aperto con i livelli italiani di intollerabile evasione fiscale. Ed occorre più efficienza, innanzitutto nei processi decisionali delle istituzioni nazionali e locali, e, contestualmente, nei processi produttivi privati che non vengono adeguatamente favoriti dalle vigenti normative fiscali".

Patuelli ha parlato ieri a Sondrio aprendo l’ottava tappa del Road Show Italia, promosso dall'Associazione bancaria italiana.

© Foto Getty Images - Tutti i diritti riservati

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