Svizzera: accordo fiscale con l'Italia a rischio dopo il referendum. La questione dei frontalieri

Maroni: "Chiederò a Letta una zona franca in Lombardia in cui la tassazione delle attività produttive sia allineata a quella della Svizzera"

L'accordo fiscale tra Italia e Svizzera si allontana di nuovo dopo il referendum che ha sancito dei tetti massimi agli immigrati e contingenti annuali prestabiliti per i lavoratori stranieri in Svizzera, frontalieri inclusi, a partire dal 2017. Si era fiduciosi che entro maggio l'intesa sulla tassazione dei capitali esportati illegalmente nel paese elvetico da cittadini italiani sarebbe stata raggiunta, ora tutto è in forse.

La distanza che separa Roma e Berna si allarga e ieri il governatore della Lombardia Roberto Maroni ha dovuto storcere il naso, dimostrando di non gradire affatto la chiusura delle frontiere svizzere (mente il segretario del partito Salvini si affrettava a prendere posizione a favore del referendum, nella migliore tradizione leghista).

Maroni, che oggi sulla questione incontrerà il premier, ha fatto sapere:

Chiederò a Letta, con urgenza, una zona franca in Lombardia in cui la tassazione delle attività produttive sia allineata a quella della Svizzera.

Il presidente della Lombardia fa riferimento al problema che potrebbero rappresentare i ristorni, cioè la quota di tasse pagata dai lavoratori frontalieri che tornano nelle casse dei comuni italiani al confine:


Non vorrei che il ministro Saccomanni, per avere qualche concessione sullo scambio dei dati riguardo ai depositi bancari in Svizzera, consentisse la revisione del trattato sui ristorni che in ottobre compirà quarant’anni. Se questo accadesse, sarebbe un grave problema per i comuni lombardi i cui residenti pagano le tasse in Svizzera ma godono delle prestazioni pubbliche e di welfare italiane.

I piccoli comuni delle province di Lecco, Como, Varese e Sondrio proprio in virtù dei rimborsi della Svizzera riescono a far quadrare i bilanci annuali. Ma la questione dei frontalieri, lavoratori residenti in Italia ma tassati in Svizzera e per i quali lo Stato elvetico rimborsa quello italiano, è più ampia. Il referendum impone al Paese elvetico di fissare un tetto agli immigrati, anche dell'Ue: la paura ora è che l'accordo sui rimborsi, che risale al 1974, possa diventare moneta di scambio nella trattativa sull'accordo fiscale con il nostro Paese.

(Nel video di TelenovaMSP: paura per i frontalieri dopo il referendum).

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