John Elkann, quando la riparazione è peggio del danno

In una lettera aperta pubblicata sul sito della Fondazione Agnelli, il presidente della Fiat tenta di chiarire la sua battuta sui giovani privi di ambizione

A tre giorni dalle ormai celebri dichiarazioni sui giovani privi di ambizione e su un’Italia dove, in fin dei conti, il lavoro c’è, John Elkann, detto Yaki, ha voluto affidare all’homepage della Fondazione Giovanni Agnelli una lettera aperta per chiarire i contenuti del proprio intervento.

Il presidente della Fiat – al centro di una polemica con Diego Della Valle – ha spiegato come il tema dei giovani e del lavoro sia “troppo importante per farne occasione di polemiche demagogiche o di strumentalizzazioni”. Una prospettiva interessante se non fosse che, proprio il nipote di Giovanni Agnelli, aveva dato il la al valzer delle semplificazioni con una battuta che, tanto per dire, il suddetto nonno non avrebbe pronunciato nemmeno sotto tortura.

Ma tant’è, il dado è stato tratto e Yaki oggi ha provato a metterci una pezza: in ritardo come tempi (dopo un week end di tormentata riflessione) e goffo nelle modalità. Perché, a quanto pare, sono tutti gli altri ad averlo frainteso. Il suo era solamente un messaggio “nato per essere di incoraggiamento”, ma che alla fine è stato interpretato come un segnale di mancanza di fiducia nei giovani. Insomma la colpa è degli altri.

Spiega Elkann:

Non credo e non ho mai detto che il problema della disoccupazione, quella dei giovani in particolare, non esista né che tutto dipenda dalla mancanza di determinazione di chi cerca lavoro. Ho invece posto l'accento su cosa è possibile, anzi si deve fare, proprio ora che la debolezza dell'attuale quadro economico, soprattutto in Italia, rende tutto più difficile. Si sente spesso dire che studiare non serve a niente, perché non garantisce un lavoro. Dati alla mano, le ricerche più attendibili in questo campo dicono il contrario: in media, secondo recenti rilevazioni ISTAT, chi ha un diploma di scuola superiore ha maggiori probabilità di trovare lavoro rispetto a chi si è fermato alla licenza media. E chi ha una laurea, ha ancora maggiore probabilità di trovare lavoro rispetto a un diplomato e nell’arco della vita migliori prospettive di carriera e di retribuzione.

Dalla torre d’avorio del Lingotto, Yaki aggiusta il tiro facendo una mezza marcia indietro e a sostegno della sua tesi offre dati statistici degni di Monsieur de Lapalisse, svelando, a chi ancora non lo sapesse, che chi possiede un diploma ha più possibilità di trovare lavoro rispetto a chi ha la sola licenza media e chi ha una laurea ha più possibilità di chi ha solamente un diploma.

Geniale.

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Yaki - che ha studiato ingegneria gestionale al Politecnico di Torino - insegna che 9 laureati in ingegneria su 10 risultano occupati a 4 anni dagli studi. E anche per chi sceglie le scuole professionali, il mercato del lavoro sembra offrire opportunità crescenti visto che le richieste di molte aziende risultano essere soddisfatte.
Quindi è stato tutto un brutto equivoco:

Il senso della mia risposta nel dialogo con gli studenti è tutto qui: non bisogna mai rinunciare, ma avere la forza di credere in se stessi ed essere molto determinati. E chi dice che è tutto inutile e che non vale la pena provarci, sbaglia.

Il problema non è soltanto quello centrato ieri da Della Valle e cioè l’appartenenza di Yaki Elkann

a una famiglia che ha distrutto una quantità industriale di posti di lavoro e di conseguenza anche la speranza di molti giovani.

Il nodo fondamentale è che il presidente della Fiat, ovverosia dell’azienda maggiormente sostenuta dalla politica nel nostro Paese, non può tirarsi fuori da ogni discorso sulla cancrenizzazione della meritocrazia e dell’ascensione sociale in Italia. La Fiat ha i piedi ben piantati nel sistema e la sua complicità con la politica è ormai centenaria.

Chi, per anni, ha drenato le casse statali facendosi sostenere perché incapace di reggere il confronto sui mercati grazie alla qualità delle proprie vetture, come può dare lezioni sul merito e sull’ambizione? Chi ha dato il proprio avallo alla politica di desertificazione sociale messa in atto da Sergio Marchionne con la progressiva delocalizzazione degli stabilimenti, come può pensare di avere le carte in regola per spiegare come si fa a studiare, lavorare e crescere professionalmente in questo Paese? È una questione di intelligenza e di tatto, due cose che nemmeno le migliori università del mondo sono in grado di insegnare.

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