Electrolux: Porcia non chiude ma sconta 435 esuberi

Tutto questo sempre che il nuovo governo sia disponibile alla decontribuzione dei contratti di solidarietà.

La fabbrica Electrolux di Porcia (PN), a rischio chiusura con il nuovo piano industriale del gigante svedese degli elettrodomestici, rimarrà aperta, ma dovrà scontare esuberi pari a un terzo della forza lavoro di oggi, si parla di 435 unità.

Nello stabilimento ci sarà infatti una forte contrazione della produzione di lavatrici, a tutto vantaggio dell'esternalizzazione in Polonia, hanno spiegato i rappresentati dell'azienda ieri dopo il tavolo tecnico sulla trattativa tenutosi a Roma con i sindacati.

La governatrice del Friuli Venezia Giulia Debora Serracchiani ha commentato:


"Lo consideriamo solo l'inizio della trattativa, un punto di partenza da cui proseguire per sviluppare un discorso più articolato e più soddisfacente. L'oggetto vero della discussione e il nodo da sciogliere non è il numero dei posti di lavoro da tagliare, ma la qualità dell'investimento strategico nello sviluppo dello stabilimento. Questo sarebbe un piano industriale propriamente detto, altrimenti continuiamo a parlare di esuberi e di riduzione del potenziale produttivo, che non ci interessano. Confermo che la Regione è pronta a mantenere gli impegni presi ma questo non può valere a senso unico".

L'azienda ha anche confermato la riduzione di 3 euro sul costo dell'ora lavorata assicurando che questo non avrà però nessun impatto sui salari in quanto si interverrà sulla decontribuzione.

Per lo stabilimento di Susegana, in provincia di Treviso, gli esuberi rimangono quelli già previsti, a quota 329. Qui si continueranno a produrre 94.000 dei 158.000 frigoriferi modello Cairo, per la delocalizzazione del resto della produzione è stata scelta l’Ungheria.

Tutto questo sempre che il nuovo governo, con Renzi premier in pectore, sia disponibile alla decontribuzione dei contratti di solidarietà. Altrimenti l’azienda ha minacciato che non potrà mantenere nessuno degli impegni presi.

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