Eurispes: redditi famiglie non sufficienti per una vita dignitosa

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La crisi ha fatto calare il tenore di vita delle famiglie italiane e il 35% dei lavoratori dipendenti è stato costretto a trovarsi un secondo lavoro, per condurre una vita dignitosa.

Lo sostiene uno studio dell’Eurispes il cui presidente Gian Maria Fara afferma:

“Se di fronte alla crisi economica e ad una pressione fiscale senza precedenti gli italiani non danno ancora vita a manifestazioni spontanee di forte dissenso è solo perché nel Paese è presente un’economia parallela che in mille modi e sotto diverse forme, va ad integrare i redditi delle famiglie. Una sorta di ammortizzatore sociale per milioni di italiani che sono quotidianamente, insieme e a turno, vittime dell’evasione ed evasori essi stessi”.

Secondo lo studio la crisi economica ha accresciuto il divario tra ricchezza reale, redditi dichiarati e tenore di vita dei nuclei familiari, specie al Sud. Sul “podio” la Puglia: qui il differenziale tra ricchezza e benessere reale si attesta a 54 punti base. Seguono Sicilia (53 punti base) Campania (51) e Calabria (50 punti).

Lo squilibrio tra entrate e uscite di cassa - che indica la ricchezza familiare “non dichiarata” - è minore nelle regioni del Centro Nord e in particolare in Valle d’Aosta (un punto base di differenziale), Trentino-Alto Adige (11), Lombardia (12), Lazio (13) ed Emilia Romagna (16).

Italian Spread, così si chiama lo studio dell’Istituto privato di ricerca socio-economica e politica che quantifica il valore totale dell’economia sommersa in Italia in circa 530 miliardi di euro. Vediamo nel dettaglio:

I doppiolavoristi
In primo luogo, è stato considerato il numero di coloro che esercitano attività in nero a fianco di attività – parziali o a tempo pieno – inserite in un contesto istituzionalizzato e regolarizzato. Quindi, è stato ipotizzato che almeno il 35% dei lavoratori dipendenti1 sia ormai costretto ad effettuare un doppio lavoro per far quadrare i conti e arrivare alla fine del mese. Questo vuol dire che sono almeno 6 milioni i “doppiolavoristi” tra i dipendenti che, lavorando per circa 4 ore al giorno per 250 giorni, producono annualmente un sommerso di 90.956.250.000 euro (…).

Gli immigrati
Lo stesso calcolo è stato applicato agli immigrati clandestini2 per i quali si stima un sommerso di 10.500.000.000 euro, e agli immigrati con regolare permesso di soggiorno che lavorano in nero, per i quali si stima un sommerso di 12.000.000.000 euro.

I pensionati attivi
In Italia su un totale di 16,5 milioni pensionati, circa 4,5 milioni hanno un’età compresa tra 40 e 64 anni. È plausibile ritenere che all’incirca un terzo di essi lavori in nero. A questo terzo si aggiungono altri 820.000 pensionati tra gli ultrasessantacinquenni, ma evidentemente ancora attivi, che vanno a formare, secondo le stime Eurispes, i 2.320.000 di pensionati italiani che producono lavoro sommerso. Ipotizzando che questi 2,3 milioni di individui lavorino per 5 ore al giorno, con un compenso orario medio di 15 euro, si ottiene un volume complessivo pari a 43,5 miliardi di euro.

Le casalinghe occupate
Altra categoria che sfugge ai dati ufficiali è rappresentata dalle casalinghe che nel nostro Paese sono almeno 8,5 milioni. Sono numerose le casalinghe che in molti casi, svolgono, al di fuori della famiglia, piccoli lavori (ad esempio, baby bitter o lavori di cura e domestici extra familiari) che sfuggono alle stime e ai conteggi ufficiali. Il loro 18,8%, infatti, svolgerebbe lavori che vanno ad alimentare il sommerso con 24 miliardi di euro.

I finti disoccupati
L’Istat rileva inoltre 1.400.000 persone in cerca di occupazione, di queste, secondo i nostri calcoli, il 50% lavora totalmente in nero con una media giornaliera di cinque ore per 200 giorni l’anno arrivando a generare ulteriori 12,6 miliardi di euro.

Gli indipendenti “a tutti i costi”
Alle categorie già elencate vanno aggiunti i lavoratori indipendenti quali imprenditori, liberi professionisti, lavoratori in proprio, soci di cooperativa, coadiuvanti familiari, collaboratori a progetto e prestatori d’opera. Un elenco dei mestieri che – sulla base dell’esperienza di ciascuno di noi – sono sicuramente in parte esercitati in forma autonoma e in nero e ci rende edotti delle dimensioni che può avere questo particolare settore del lavoro in nero.(…)

I lavoratori di queste categorie pagano tutti le tasse, versano i contributi, si iscrivono alle associazioni di categoria? Evidentemente solo una parte di essi e comunque quasi mai per la totalità degli introiti. Tutti costoro, che per definizione, includono solo lavoratori autonomi, non risultano evidentemente come lavoratori in nessuna indagine presso le imprese, ma molti sono anche coloro che non risultano censiti neppure dalle indagini presso le famiglie. Tradotto in cifre: il sommerso generato in questa categoria è pari a 87 miliardi di euro.

Ai 280 miliardi di euro circa derivanti dal lavoro sommerso si aggiungono 156 miliardi di euro di sommerso generato delle imprese italiane. È stato possibile stimare questo dato basandosi sulle operazioni condotte dalla Guardia di Finanza: su oltre 700mila controlli effettuati presso le imprese sono stati riscontrati 27 miliardi di euro di base imponibile sottratta al fisco.

Se si considera che il numero delle imprese italiane di piccole e medie dimensioni supera 4 milioni di unità, mantenendo una proporzione con i dati emersi dalle operazioni campione della Guardia di Finanza, emerge che l’economia sommersa prodotta dalle imprese potrebbe arrivare almeno a 156 miliardi di euro.

Gli affitti in nero
Esiste inoltre una terza porzione di sommerso che si annida ad esempio nel mercato degli affitti (in particolare immigrati, studenti e lavoratori fuori sede) e che con 93 miliardi di euro rappresenta una fetta consistente dell’“altra economia”.

 

Foto | © TMNews

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