L'OCSE all'Italia: sussidi al reddito per tutti

L'Ocse aggiorna Going for growth, e raccomanda al prossimo governo di tutelare il reddito dei lavoratori, ridurre le tasse sul lavoro, migliorare gli ammortizzatori sociali.

FRANCE-OECD-OUTLOOK-GURRIA

L'Ocse fornisce la sua ricetta all'Italia per uscire definitivamente dalla crisi: bisogna intervenire sul mercato del lavoro, riducendo la disegueglianza tra fasce di dipendenti maggiormente tutelate e le altre prive di garanzie, costruendo man mano una rete di sicurezza sociale universale.

La raccomandazione è contenuta nell'aggiornamento del rapporto 2014 Going for growth dell'Organizzaione per la cooperazione e lo sviluppo economico con sede a Parigi.

Il report è stato firmato dal capo economista Pier Carlo Padoan, nella rosa di nomi per il futuro posto di ministro dell'Economia nel governo Renzi.

L'Italia secondo L'Ocse:

"Deve spostare la sua politica del lavoro tutelando maggiormente il reddito dei lavoratori e meno il posto di lavoro in sé".

Il sistema degli ammortizzatori sociali nel nostro paese deve migliorare "la rete di supporto sociale". Contestualmente servono interventi per la riduzione del cuneo fiscale e del costo minimo del lavoro e va rivisto il sistema della contrattazione collettiva in modo che la negoziazione salariale sia più reattiva rispetto alle reali condizioni del mercato del lavoro.

Altrettanto importante sarebbe riformare l'educazione professionale e riformare il mercato del lavoro facendo ricorso obbligatorio alla conciliazione e con l'introduzione graduale di un'assistenza universale alla disoccupazione, non solo l'Aspi introdotta dalla legge Fornero.

L'OCse non nasconde che:

"una parte difficile della riforma sarà combinare con efficienza tutti gli elementi di supporto e attivazione"

e che si deve fare perno sul training, sulle agenzie di collocamento regionali e sulla fornitura dei sussidi a livello nazionale.

L'Italia, così coem il Portogallo, se vuole ridurre i ritardi nella formazione deve riformare l'educazione professionale. Di fronte a una disoccupazione che nel Belpaese è ormai a doppia cifra da un pezzo, non si scorgono ancora segnali di inversione del trend:


"Diversi anni di consolidamento fiscale aggiustamenti nei bilanci del settore privato, bassa fiducia e disponibilità di credito ridotta hanno lasciato l'Italia con un tasso di disoccupazione a due cifre e nessun segno di un'inversione rapida e autosufficiente".

A preoccupare di più è la disoccupazione di lunga durata (12 mesi o più) che causa crisi è cresciuta: se nel 2011 riguardava il 51,9% dei senza lavoro italiani, nel 2012 è arrivata al 53%. L'Ocse raccomanda ancora all'Italia di proseguire sulla via delle riforme strutturali per le liberalizzazioni, i passi fatti finora infatti sono giudicati insufficienti e rimane più che valida la raccomandazione di liberalizzare le professioni chiuse, da noi, così come in Grecia, Spagna, Portogallo.

© Foto Getty Images - Tutti i diritti riservati

  • shares
  • +1
  • Mail