Jobs act: ecco le misure del governo Renzi

I punti principali del jobs act.

Il jobs act di Renzi inizia a prendere forma in maniera più concreta grazie alle misure annunciate oggi nella conferenza stampa che ha seguito il consiglio dei ministri. Ci si poteva forse attendere qualcosa di più preciso, ma le indicazioni su quali saranno le leve per arrivare a una riforma del lavoro ormai ci sono e confermano comunque quanto contenuto nelle bozze di piano per il lavoro uscite fino a oggi.

In estrema sintesi, si è parlato di 1,7 miliardi per garantire ai giovani dai 18 ai 29 anni di trovare lavoro entro 4 mesi dal titolo di studio o di poter proseguire nel cammino dell’istruzione. Ci sarà inoltre una semplificazione dell’apprendistato, con contratti a termine più facili, un nuovo codice del lavoro che porterà a un assegno universale di disoccupazione e revisione degli ammortizzatori sociali e a una maggiore tutela delle donne in maternità.

Il sussidio di disoccupazione universale. Il jobs act di Renzi prevede l’estensione del sussidio di disoccupazione anche a coloro i quali non godono dei diritti di un contratto regolare. Un sussidio che avrebbe la durata massima di due anni. Il problema, come sempre, sta nel costo: circa 9,5 miliardi di euro l’anno. Che si potrebbero però ricavare grazie alla cancellazione della cassa integrazione, Aspi e mini-Aspi (7 miliardi di costo l’anno) e i 2,4 miliardi spesi per la cassa integrazione in deroga. La cig ordinaria verrà riportata all’obiettivo iniziale: quello di sostenere le aziende in difficoltà temporanee. I conti quindi tornano. Fin troppo.

I contratti a tempo determinato saranno previsti solo per alcuni settori, mentre per tutti gli altri si punta a un contratto unico a tempo indeterminato a tutela crescente preceduto da una semplificazione dell'apprendistato. I neo saranno quindi esclusi dall’applicazione dell’articolo 18 per i primi tre anni, durante il quale l’imprenditore non pagherebbe i contributi che sarebbero quindi a carico dello stato. Non troppo dissimile dal contratto di apprendistato, ma con maggiore libertà di licenziamento. In modo da favorire le assunzioni. Viceversa, si tenterà anche di estendere le tutele, dalla maternità alla malattia, per i lavoratori flessibili.

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