Job on call sì, ma come funziona?

job on call biagi
Tra le tipologie di contratto introdotte dalla riforma Biagi ce ne è una che va sotto il nome anglosassone di
job on call (tradotto lavoro a chiamata) e che risponde ai bisogni di quelle aziende che nell'arco dell'anno devono fare i conti con picchi di produzione. In questi particolari periodi dell'anno il lavoratore viene chiamato.

La forma contrattuale del job on call è stata istituita con la circolare del Ministero del Welfare del 2 febbraio 2005 .

Come funziona?

Con il contratto di lavoro intermittente o a chiamata il lavoratore si mette a disposizione di un datore di lavoro che può utilizzare la prestazione lavorativa quando ne ha bisogno.

Il contratto può essere a tempo determinato o indeterminato e deve essere stipulato in forma scritta. Può riguardare lo svolgimento di prestazioni discontinue o intermittenti che dovranno essere individuate dai contratti collettivi di lavoro o in assenza dal Ministero del Lavoro con apposito decreto ministeriale.

Possono accedere a questo tipo di contratto:


  • i lavoratori discontinui;
  • i soggetti in stato di disoccupazione con meno di 25 anni di età;
  • lavoratori con più di 45 anni di età che siano stati espulsi dal ciclo produttivo o siano iscritti alle liste di mobilità e di collocamento;
  • tutti i lavoratori che prestano la loro attività in determinati periodi nell'arco della settimana, del mese o dell'anno.

Durante la durata del periodo di validità del contratto il lavoratore ha diritto a due tipologie di compensi.

Il contratto di lavoro intermittente infatti si presenta in una duplice veste, rispettivamente con o senza l'obbligo di corrispondere una indennità di disponibilità, a seconda che il lavoratore si vincoli o meno a rispondere alla chiamata. L'obbligo di rispondere alla chiamata deve essere espressamente pattuito nel contratto di lavoro intermittente.

L'indennità di disponibilità copre i periodi durante i quali il lavoratore rimane in attesa di utilizzazione garantendo la sua disponibilità al datore di lavoro. L'indennità non è anticipata alla stipulazione del contratto ma è corrisposta a consuntivo alla fine del mese.

Quando invece lavora, ha diritto al normale trattamento economico previsto dai contratti collettivi, in proporzione alla prestazione effettivamente eseguita, al pari dei lavoratori che hanno le stesse mansioni. La legge prevede infatti che il lavoratore intermittente non debba ricevere, per i periodi lavorati, un trattamento economico e normativo complessivamente meno favorevole rispetto al lavoratore di pari livello, a parità di mansioni svolte.

Tra gli obblighi del lavoratore invece: il rifiuto ingiustificato di rispondere alla chiamata del datore di lavoro da parte del prestatore che si è obbligato contrattualmente, ricevendo l'indennità di disponibilità, può comportare la risoluzione del contratto, la restituzione della quota di indennità di disponibilità riferita al periodo successivo all'ingiustificato rifiuto, nonché un risarcimento del danno nella misura fissata dai contratti collettivi o, in mancanza, dal contratto di lavoro.

Infine. Il datore di lavoro è tenuto a versare i contributi, oltre che sull'importo della retribuzione corrisposta, sull'effettivo ammontare della indennità di disponibilità, anche in deroga alla vigente normativa in materia di minimale contributivo. Il trattamento economico derivante dal contratto collettivo costituisce reddito di lavoro subordinato e trova pertanto applicazione la disciplina prevista dall'articolo 51 del TUIR "Determinazione del reddito di lavoro dipendente". (per approfondire)

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