Unione bancaria: che cos'è e come funziona

Un fondo finanziato dalle banche stesse si occuperà, sotto la supervisione della Bce, di procedere al salvataggio degli istituti di credito.

Il punto centrale dell'Unione bancaria in Europa che ha appena avuto il via libera (ma quello definitivo arriverà in aprile da parte del Parlamento) è quello di fare in modo che siano fondi privati - e non i soldi dei contribuenti - a salvare le banche che si trovano a rischiare il fallimento. E che il tutto sia gestito a livello comunitario, in modo da mettere maggiormente al riparo i singoli stati dalle turbolenze del mercato, che in alcuni casi possono fare grossi danni.

Lo stesso sito dell'Europarlamento spiega in questi termini - e molto sinteticamente - come funziona l'Unione Bancaria:

Una sola banca che possa fare da supervisore europeo, un sistema uniforme che protegga i risparmi dei cittadini e una gestione comune in situazione di crisi.

Ma come si fa ad avere una gestione comune delle crisi e a proteggere i risparmi dei cittadini? La Bce si occuperà di questo, visto che sarà lei ad avere il compito di supervisione sugli istituti di credito più grandi che fino a oggi è stato appannaggio delle banche centrali delle singoli nazioni. Ci sarà anche un meccanismo unico di risoluzione della crisi, che non metterà più in crisi i bilanci delle singole nazioni potendo fare conto sulla maggiore potenza di fuoco della Bce.

Una potenza di fuoco che sarà finanziata non più con i soldi dei contribuenti, come avveniva all'interno delle singole nazioni fino a oggi, ma con i soldi privati messi a disposizione dagli stessi istituti bancari. Un controllore unico, quindi, oltre a regole condivise e soldi privati nel caso in cui sia necessario ricorrere al salvataggio. Il tutto anche con lo scopo di ripristinare la fiducia delle banche nei prestiti tra di loro e rompere il circolo vizioso tra gli stati indebitati e le banche che avevano comprato il loro debito.

Fin qui tutto chiaro, la faccenda si complica un po' se si va a guardare ai dettagli dell'accordo. Il fondo comune che garantirà gli istituti di credito ed eviterà che sia il singolo stato a doversi fare carico di un loro eventuale fallimento entrerà a regime solo tra otto anni. Il primo anno sarà messo in comune il 40% dei fondi, il secondo anno un altro 20% e poi un ulteriore 10% per i sei anni successivi. A quel punto, il fondo sarà di 55 miliardi di euro ripartiti equamente tra le banche delle diverse nazioni che hanno versato i contributi necessari attraverso un'imposta.

Ma come fare se una banca fallisce da oggi al giorno in cui il tutto sarà entrato a regime? Il cosiddetto "backstop" è rimasto fuori dall'intesa di oggi. Di che si tratta? Delle risorse necessarie a coprire eventuali esigenze di intervento nell'attesa che il fondo di risoluzione entri a regime, argomento che ha diviso gli Stati membri. La Germania predilige un backstop in capo ai singoli Paesi, mentre altri parter europei, Italia inclusa, preferirebbero un backstop sempre pubblico ma di natura comunitaria.

La Bce, inoltre, avrà la possibilità di effettuare stress test sulle banche e individuare le misure migliori per risanare le banche. Ancora, sarà costituita un’agenzia ad hoc per il compito di chiudere o ristrutturare le 130 banche principali dell'area euro che si trovassero in difficoltà e di gestire le eventuali crisi di circa altri 200 istituti transnazionali. Le autorità nazionali, invece, avranno il compito di preparare il piano di fallimento e di agire solo per quanto riguarda banche che operano entro i confini nazionali e che non sono vigilate direttamente dalla Bce.

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