L'Ocse: il costo del lavoro cala dappertutto ma non in Italia

Anche la Grecia ha fatto meglio di noi. Sul fronte debito l'Ocse ammonisce: senza le riforme necessarie è tutto inutile.

Il costo del lavoro sta calando in tutti i Paesi "vulnerabili" dell'eurozona ma non in Italia. Parola dell'Ocse secono cui in Eurolandia i costi della unità di lavoro:

"sono sostanzialmente scesi, con la rilevante eccezione dell'Italia".

In Grecia, Irlanda, Italia, Portogallo e Spagna - appunto gli altri paesi vulnerabili dell'area euro - l'aggiustamento dei prezzi è stato:

"inferiore a quello dei salari riflettendo in parte le lente riforme dei mercati del prodotto cosa che ha limitato l'effetto del calo dei costi delle unità del lavoro sulla competitivita' dei prezzi".

Per quanto riguarda il debito:

"negli ultimi cinque anni tutti i paesi hanno fatto molto più debito, ma l'Italia che aveva già un livello alto non ne ha aggiunto molto di più, il suo debito è cresciuto in modo relativamente modesto".

Insomma, Italia ancora dietro la lavagna, ultima tra gli ultimi. L'Ocse poi a proposito del governo Renzi, che ha in agenda un sostanzioso taglio del cuneo fiscale, parla di una situazione politica più stabile e suggerisce di:

"andare avanti con un più ampio set di riforme riprendendo quelle che si sono bloccate, non per mancanza di volontà ma perché il clima politico non lo permetteva".

Secondo l'Organizzazione per cooperazione e lo sviluppo economico con sede a Parigi il consolidamento di bilancio in Italia, Francia e Spagna è addirittura destinato a rallentare aggiungendo che il rallentamento sarebbe accettabile sempre che gli obiettivi prefissi si raggiungano e gli impegni di bilancio si rispettino:

"Con una politica di bilancio neutrale in Germania, e con l'Italia, la Francia e la Spagna che pianificano di rallentare il ritmo degli sforzi del consolidamento nel 2014 e 2015 rispetto al 2013 ci si attende che il risanamento nell'area sia mezzo punto percentuale del Pil potenziale sia nel 2014 che nel 2015".

Il Patto di stabilità, i vincoli europei del rapporto deficit-pil vanno rispettati e i governi non devono ridurre gli sforzi di aggiustamento fiscale, sforzi che però secondo l'Ocse è ora di differenziare a secondo della situazione di ogni singolo Paese.

© Foto Getty Images - Tutti i diritti riservati

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