MEF smentisce blocco dei contratti pubblici fino al 2020

Il ministero di Via XX settembre interviene con un comunicato di chiarimento dopo le notizie di stampa circolate nei giorni scorsi. Intanto nel DEF spunta l'aggiustamento da 4,8 miliardi.

Il Ministero dell’Economia e delle Finanze in una nota precisa che nel DEF 2014 non c’è nessun riferimento a ipotesi di rinvio del rinnovo dei contratti del settore pubblico, già al palo da un lustro.

Le notizie apparse sulla stampa e che parlavano di un blocco dei contratti degli statali fino al 2020 sono prive di fondamento in quanto:

“le previsioni contenute nel DEF sono elaborate sulla base della legislazione vigente che determina la spesa per redditi da lavoro delle amministrazioni pubbliche, e quindi costruite tenendo conto solo degli effetti economici conseguenti da leggi e norme già in vigore”.

La nota diffusa nel tardo pomeriggio di ieri dal MEF spiega che secondo la legislazione italiana il finanziamento delle risorse per i rinnovi contrattuali dei dipendenti pubblici è materia della legge di stabilità e non essendoci ancora la norma che materialmente deve stanziare le risorse per il rinnovo dei contratti degli statali nei trienni 2015-2017 e 2018-2020 non possono essere presi in considerazione i corrispondenti importi facendo una previsione.

In questo quadro solo l’indennità di vacanza contrattuale può essere suscettibile di previsione essendo erogata in automatico per effetto di norme già vigenti. La stima contenuta nella legge di stabilità 2014 fissa l’indennità per il triennio 2015-2017 al livello di quella in godimento dal mese di luglio del 2010.

Dal Ministero di via XX settembre chiariscono che la confusione probabilmente è stata ingenerata dal fatto che nel DEF si prende sì in esame il rinnovo dei contratti del pubblico impiego ma nella previsione "a politiche invariate" che serve a fornire alla Commissione dell’Ue più informazioni utili a valutare lo stato delle nostre finanze pubbliche ed è elaborata con una metodologia previsionale coerente con quella usata dalla Commissione.

Stima che fa leva sull’ipotesi tecnica che i redditi da lavoro dipendente seguano di pari passo l’andamento dell’inflazione prevista nello stesso DEF in cui si precisa che tale previsione ha un valore solo indicativo, non rappresentando perciò:

“un vincolo alla determinazione delle risorse né alle politiche retributive della Pubblica amministrazione”.

Quindi, in soldoni: se nel DEF non sono previste uscite apposta per il rinnovo dei contratti pubblici è solo perché il finanziamento delle risorse per i rinnovi contrattuali del pubblico impiego è effettuato con la legge finanziaria approvata a ottobre di ogni anno. Nessun nuovo rinvio del rinnovo dei contratti degli statali avrebbe mai potuto essere contenuto nel DEF licenziato martedì dal governo Renzi. La patata bollente è insomma rinviata al prossimo autunno.

Intanto tra le pieghe del Documento di Economia e Finanza spunta un aggiustamento da 4,8 miliardi di euro, ma "non è una manovra" precisano dal Tesoro:

“questo è un intervento di medio periodo già programmato e le cui risorse vengono da tagli alla spesa pubblica improduttiva. Le politiche economiche che il governo vuole varare mirano in parte a stimolare la crescita, in parte a consolidare i buoni risultati di bilancio ottenuti grazie ai sacrifici degli italiani”.

Senza nuove tasse, si spera.

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