Finanziarie: avvoltoi o galline dalle uova d’oro?

credito al consumo cessione quinto stipendioTorna alla ribalta in questi giorni il tema del credito al consumo.

Numeri alla mano, gli ultimi dati di Bankitalia dicono che a novembre il credito al consumo con durata superiore ai cinque anni è cresciuto del 31,6% rispetto allo stesso mese del 2005 con una consistenza di 20,8 miliardi di euro. (leggi)

In crescita anche i prestiti per credito al consumo con durata fino a 12 mesi che sono cresciuti dell'8,4% rispetto al 2005 e sono arrivati a 996 milioni di euro. Quelli di durata fra uno e cinque anni crescono del 5,8% a 28,4 miliardi. I prestiti per l'acquisto di case di durata fra uno e cinque anni hanno registrato una lieve flessione fermandosi a 4,07 miliardi contro i 4,7 miliardi del novembre 2005.

Per la gioia di banche e istituti di credito che vedono allargare così la platea dei clienti.

Vero è però che sempre più spesso dietro questi dati si nasconde un giro d’affari sempre meno trasparente. (leggi il post di Beppe Grillo)

Vero è anche che il boom del credito al consumo non accenna ad arrestarsi: già nei primi tre mesi del 2005 il ricorso alla cessione del quinto dello stipendio (prevista dalla Legge 180/50) aveva fatto registrare un aumento di circa il 24% rispetto allo stesso periodo del 2004.

Inoltre - secondo i dati diffusi da Assofin (Associazione italiana del credito al consumo e immobiliare), sempre nel primo trimestre del 2005, erano state finanziate oltre 31 mila operazioni, per un valore complessivo di 522,8 milioni di euro, pari al 4,8% del totale del credito al consumo. La maggior parte del valore delle operazioni (353,9 milioni di euro) è stato assorbito dai dipendenti pubblici, mentre i privati hanno attivato crediti per 168,8 milioni di euro. In particolare, l’importo medio di ogni operazione finanziata con il 20% della busta paga è stato di 16.500 euro. Dopo l’allargamento a tutti i dipendenti pubblici, previsto nella Finanziaria 2004, e l’estensione ai dipendenti privati a tempo determinato, con la manovra economica del 2005, sono rimasti tagliati fuori solo gli atipici , e i pensionati.

Niente mutuo, niente prestiti e nessuna forma di credito: questa la condizione in cui versa l’esercito rappresentato dai lavoratori atipici in Italia. Si tratta - continua Miaeconomia - di collaboratori a progetto, part-time a termine, interinali e occupati a tempo determinato che non hanno le giuste garanzie né per accedere al credito al consumo, né per richiedere la cessione del quinto dello stipendio, ovvero un finanziamento la cui restituzione avviene mediante la trattenuta mensile di una quota dello stipendio. Il lavoratore, infatti, garantisce con la propria liquidazione dal momento che durante l’attività lavorativa maturano annualmente somme che accumulandosi si consolidano nel trattamento di fine rapporto (Tfr).

Il direttore generale dell’Associazione bancaria (Abi) è dell’opinione che “se fosse estesa la possibilità della cessione del quinto dello stipendio anche ai lavoratori atipici e ai pensionati, le potenzialità di questa forma di credito al consumo potrebbero crescere ulteriormente, facendo passare i beneficiari dagli attuali 3,5 milioni di dipendenti statali e dagli altri 15 milioni di dipendenti privati, previsti nella Finanziaria dello scorso anno, fino ad ulteriori 15-16 milioni di pensionati e atipici. La clientela in tutto arriverebbe quindi a circa 35 milioni di beneficiari, che darebbero così vita ad una domanda e a consumi “che altrimenti non si sarebbero mai manifestati”, con un impatto anche sulla crescita economica. La riforma sul decreto attuativo, sulla possibilità di cessione del quinto dello stipendio anche per i lavoratori atipici e i pensionati innescherebbe anche una maggiore richiesta di credito al consumo, stimolando quindi la domanda.

E i numeri presentati da dal direttore generale Zadra lo confermano: la cessione del quinto, anche se riservata finora ai soli dipendenti statali e pubblici, ammontava già a marzo 2005 a circa 3.000 milioni di euro, con un aumento di quasi il 14% rispetto a marzo 2004. ma i benefici della riforma - spiega l’Abi - si faranno sentire anche sul mercato del credito al consumo che, con una quota di 65.400 milioni di euro a marzo 2005, sta registrando nel nostro Paese una dinamica di sviluppo sempre più elevata. “ La riforma, grazie anche ad una diminuzione significativa dei tassi di interesse, conclude Zadra, è il segno importante di un cambiamento delle abitudini di spesa delle famiglie e di un avvicinamento costante ai livelli europei sul fronte del risparmio”.

Istigazione al debito?

Che troppi debiti facciano male è una fatto assodato, anche dalla cronaca: un cameriere inglese, Umer Maqbool, ha pubblicizzato su Internet la sua disponibilità a vendere "un rene, una parte del fegato, e dopo tre mesi una cornea" per pagare i debiti che rischiavano di soffocarlo. La notizia è stata diffusa dal quotidiano Britannico “The sun”. Per una cornea si pagano 30.000 euro, la stessa cifra per un pezzo di fegato, 75.000 per un rene. L'inviato del Sun si è finto un uomo d'affari interessato all'acquisto, dopo aver visto l'annuncio di Umer su un sito basato in California. Molti venditori di organi presenti sul sito vengono dai paesi poveri, come Filippine, Togo o Bangladesh. Ma un crescente numero si fa avanti da nazioni come GB, Usa, Australia e Francia.

  • shares
  • +1
  • Mail