Elezioni europee 2014: la politica economica in Europa secondo il PPE

Come si esce dalla crisi, quali misure economiche, monetarie, di politica del lavoro propongono i grandi partiti europei in lizza alle prossime elezioni? Il programma-manifesto del Partito Popolare Europeo.

Le elezioni europee del 22-25 maggio 2014 per il rinnovo del parlamento comunitario sono alle porte. Vediamo di conoscere qual è il modello di sviluppo e le politiche economiche che le grandi aree macro-politiche rappresentate del parlamento dell’Ue propongono ai cittadini-elettori dopo un lustro di crisi che ha riguardato l’intero continente ma che ha pesato soprattuto sui cosiddetti paesi periferici dell’eurozona, fiaccati da politiche di austerità e rigore che la cui influenza sui consumi, sul livello generale dei prezzi, sull’andamento dell’economia reale sono sotto gli occhi di tutti, con lo spettro deflazione che fa paura, come ricorda sempre più spesso il Fondo monetario internazionale alla Banca centrale europea.

Partiamo dal PPE, il Partito Popolare Europeo, la formazione politica di centro-destra, che aggrega le forze liberali, di ispirazione moderata e democristiana, che fino a oggi detiene la maggioranza nel Parlamento dell'Ue e di cui fanno parte tra gli altri il Presidente della Commissione Manuel Barroso e il commissario all’economia Olli Rehn. Partito popolare europeo che i sondaggi anno sotto il PSE il Martin Schulz.

Il 6 marzo 2014 durante il congresso del PPE, a Dublino, è stato nominato come candidato alla Presidenza della Commissione europea Jean-Claude Juncker, il lussemburghese ex presidente dell’Eurogruppo dal 2005 a gennaio 2013.

Quali sono gli obiettivi di politica economica che il PPE vuole raggiungere nella prossima legislatura comunitaria? L’onorevole Aldo Patriciello alla vigilia del Congresso di Dublino anticipava così i temi contenuti nel programma politico del PPE per le europee:


“L’Unione Europea è la soluzione alla crisi, non la causa. Vogliamo che l’economia europea dia impulso alla crescita e alla creazione di nuovi posti di lavoro. Oggi, e ogni giorno, ci impegniamo a condurre l’Europa fuori dalla crisi. (...) La ricerca di soluzioni alla crisi comporta scelte talora difficili. Durante la crisi, il PPE ha dimostrato di essere il partito del governo responsabile. Mentre altri parlavano, noi agivamo.  Vogliamo che i cittadini vivano in un mondo sicuro e stabile, in libertà e in modo dignitoso. Per raggiungere questo obiettivo dobbiamo compiere le scelte giuste ora, e rinnovare il nostro senso di solidarietà”.


Ma vediamo concretamente di riassumere la politiche di sviluppo, monetarie e in tema di mercato del lavoro del PPE. Come si esce dalla crisi? Come riparte l’Europa (tutta)?

Politica economica e monetaria

“Il Ppe ritiene che l’euro sia una moneta affidabile, che assicura stabilità politica, e che ci rende più competitivi a livello internazionale”.

Le criticate scelte di politica monetaria troppo poco espansiva, che arrivano non solo dagli avversari politici ma anche da istituzioni internazionali (FMI) sono difese a spada tratta dai popolari. Il PPE rivendica infatti le scelte fatte nel periodo 2010-2012 perché hanno:

“impedito all’Europa di finire nel baratro".

Certo ci vuole una riforma dei mercati finanziari, con maggiore attenzione sulle speculazioni che tanto costano in termini di interessi da pagare sul titoli del debito pubblico, ma sul rigore dei bilanci statali non si transige.

“Il Ppe sostiene un’Unione Europea che affronta i grandi temi, lasciando i problemi di piccola portata alla responsabilità dei singoli paesi”

com’è nella miglior tradizione liberal.

“Non vogliamo un’Europa centralizzata che si occupi di ogni dettaglio della vita delle persone“.

Ma senza le politiche di consolidamento di bilancio non è possibile creare basi per la crescita e per la creazione di posti di lavoro secondo il PPE, ricetta che nei fatti si tradotta finora in un’Europa che va a due velocità.

Politiche del lavoro

“La pietra angolare della politica Ppe è l’economia sociale di mercato”.

La libera iniziativa dei privati e l’interesse di tutti i cittadini sono sacri, lo Stato non deve essere molto ingombrante, mettere lacci, bloccando la sana concorrenza sul mercato; il mantra rimane quello delle politiche neo-liberiste.

I popolari promuovono riforme strutturali che attirino capitali e investimenti privati, condizioni che favoriscano le piccole e medie imprese, quelle familiari, le startup e gli imprenditori. L’approccio dei socialisti alla questione occupazione nell’Eurozona (elevata ma stabile all'11,9% fra ottobre 2013 e febbraio 2014) è bocciato perché si traduce in “una spesa irresponsabile“.

Nel piano d’azione 2014-2019 dei popolari relativo alla questione occupazionale si spiega che L’Europa:

"Per restare un attore internazionale forte e competitivo, con la capacità di creare posti di lavoro e di assicurare ricchezza ai nostri cittadini, dobbiamo da un lato portare a termine riforme, dall’altro effettuare investimenti sostenibili e mirati. La creazione delle giuste condizioni per la crescita sostenibile e la creazione di posti di lavoro in Europa sono l’obiettivo politico centrale del PPE per i prossimi cinque anni. A tale scopo, dobbiamo rendere le nostre economie più forti e le nostre industrie più competitive e resilienti. Vogliamo creare un futuro migliore con nuove opportunità per tutti i cittadini europei, soprattutto per i giovani".

Perché:

"Come hanno dimostrato molti paesi europei, l’implementazione precoce di riforme volte a realizzare economie moderne, innovative e competitive, predispone alla creazione di economie dinamiche e a nuovi posti di lavoro. Le riforme possono ristabilire la tanto necessaria credibilità fiscale e offrire la base per la crescita e la creazione di posti di lavoro. La crescita senza creazione di posti di lavoro non è un'opzione percorribile per l'Europa."

Il PPE in dettaglio:


    - Promuoverà politiche onnicomprensive e attive. In materia di istruzione, vogliamo sistemi innovativi e qualifiche migliori per i nostri cittadini, così come sistemi di formazione moderni e permanenti, al fine di fornire accesso a posti di lavoro di alta qualità in grado di soddisfare le necessità dei nuovi modelli produttivi.

    - Dovrebbe essere incoraggiata la mobilità dei lavoratori, in modo da consentire a tutti i cittadini di beneficiare del più ampio mercato del lavoro del mondo. Tutte le barriere ancora esistenti che limitano la mobilità dei lavoratori in tutti gli Stati Membri dell'Unione Europea devono essere abbattute, nel rispetto degli standard sociali a livello nazionale e nella battaglia per una convergenza sociale verso l’alto tra gli Stati Membri dell’Unione Europea. Poiché le competenze linguistiche rappresentano spesso un ostacolo cruciale alla mobilità dei lavoratori sul territorio europeo, le politiche di rafforzamento della formazione linguistica a scuola e sul lavoro dovrebbero essere prioritarie.

    - Vogliamo un coordinamento migliore a livello europeo nel fornire ai disoccupati mezzi rilevanti e accessibili di formazione e ricerca di occupazione, in modo tale da consentire loro di trarre beneficio dalla mobilità dei lavoratori in Europa.

    - Valuteremo la fattibilità dell’implementazione di misure di successo a livello nazionale per la lotta alla disoccupazione giovanile, come l’istruzione professionale duale, le opportunità di lavoro flessibile e i contratti di apprendistato o tirocinio, al fine di valutare come possano essere applicate al meglio da altri Stati Membri dell’Unione Europea.

    - Sosteniamo un programma di mobilità per giovani imprenditori, basato sul modello del progetto Erasmus. Grazie a questo programma, potrebbero essere organizzati 10.000 scambi all’anno, che permetterebbero ad una nuova generazione di imprenditori di beneficiare del Mercato Interno.

    - Sosteniamo misure volte a promuovere l’imprenditorialità a livello di Unione Europea e di Stati Membri, come incoraggiare gli Stati Membri a inserire la formazione imprenditoriale nei programmi di studio e potenziare gli elementi imprenditoriali nel sistema di garanzia per i giovani con lo scopo di promuovere l’imprenditorialità e l’attività professionale autonoma tra i giovani.

    - Abbiamo come obiettivo l’aumento dell’occupazione femminile, non solo per esprimere nei fatti il valore che noi accordiamo all’uguaglianza tra uomini e donne, ma anche per contribuire al generale sviluppo economico e sociale.

    -Incoraggiamo l’implementazione di misure proattive il cui obiettivo specifico sia il pieno inserimento delle giovani donne nel mercato del lavoro. Tale tipo di misura deve necessariamente essere spalleggiato da una forte volontà politica di riconciliare il lavoro con la vita familiare, promuovere la diversificazione delle carriere allo scopo di contrastare la discriminazione del mercato del lavoro e di favorire nello specifico l’imprenditorialità femminile.

    -Abbiamo bisogno di una strategia integrata per l'inclusione dei lavoratori anziani nel mercato del lavoro.

Il partito delle libertà individuali e democratiche in tema di energia:

“vuole costruire un mercato energetico della Ue e investire nelle tecnologie a basse emissioni di carbonio”

favorendo gli investimenti nelle energie rinnovabili e tutelando la base industriale europea. Il PPE propone poi una politica di mirati investimenti del fondo di Ricerca e Sviluppo nel settore educazione e innovazione.

© Foto Getty Images - Tutti i diritti riservati

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