Riforma del lavoro: come funziona

Il testo che approda oggi alla Camera.

La riforma del lavoro che approda oggi alla Camera, e che probabilmente sarà approvato con il voto di fiducia per poi passare al Senato, è il nuovo terreno di scontro nella maggioranza: da una parte la minoranza Pd, che ha avuto la meglio il commissione ed è riuscito a far passare qualche modifica che rallenta il turboliberismo di Renzi e Poletti, dall'altra parte il Nuovo Centrodestra di Alfano, cui piace la prima versione e che sono insofferenti a ogni modifica apportata al testo originale (e infatti hanno già fatto sapere che porteranno la battaglia in Senato). In mezzo, appunto, si trovano Renzi e Poletti, disposti ad accettare modifiche purché l'iter si concluda entro un mese, quando scadrà il decreto che il Parlamento sta convertendo. Ecco i punti principali della riforma del lavoro.

La durata massima dei contratti a termine senza indicare la causale rimane di 36 mesi dove prima (con la riforma Fornero) non potevano superare i 12 mesi. All'interno di questi 36 mesi, sono possibili al massimo cinque proroghe al contratto senza indicare la causale, mentre nella prima versione del decreto di Renzi e Poletti erano otto (ma con la riforma Fornero era una sola.

Il limite fissato ai contratti collettivi rimane invariato, e cioè se non è indicato un limite diverso nel contratto collettivo gli assunti con contratto a termine non possono superare il 20% dell'organico. Su questo punto, quindi, nulla cambia ed è facile immaginare che non sarà questo l'oggetto del contendere. La norma, così com'è, sembra insomma andare abbastanza bene a tutti.

L'assunzione di nuovi apprendisti è condizionata alla conferma 20% degli apprendisti già assunti (che quindi devono passare a contratto a tempo indeterminato). Ma questa regola vale solo per le aziende oltre i 30 dipendenti. Nella versione precedente non era nessuna condizione per l'assunzione di nuovi apprendisti e non c'era nemmeno l'obbligo della forma scritta per il piano formativo, che invece viene recuperata in forma semplificata. Infine, i contratti di solidarietà: nella prima versione del decreto venivano rivisti e rifinanziati con 15 milioni di euro, adesso si parlare di aumentare gli sconti sui contributi.

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