Elezioni europee 2014: la politica economica in Europa secondo il PSE

"Il settore finanziario deve lavorare per l’economia reale”. Il programma dei socialisti europei per "non lasciare indietro nessuno".


Gli ultimi sondaggi per le prossime elezioni europee del 22-25 maggio 2014 danno il Partito Socialista Europeo di Martin Schulz (l’attuale presidente dell’Europarlamento a cui Berlusconi diede del kapo nel 2008) di poco sotto il PPE (9 seggi in meno).

I popolari sono il partito ora maggioritario sia tra i banchi di Bruxelles-Strasburgo che tra i commissari di peso dell’UE ma potrebbero pagare pegno alle elezioni per una gestione della crisi economica che sembra aver difeso gli interessi solo dei Paesi del nord dell’eurozona, come confermano gli ultimi dati macroeconomici da cui emerge che tra i 18 paesi dell’area, 5 hanno dovuto registrare ancora nel 2013 un calo del Pil nominale, che è tipico della deflazione: parliamo di Italia, Spagna, Cipro, Slovenia e Grecia.

Come fatto per il Partito Popolare vediamo allora le proposte in tema di politica economica e del lavoro del PSE il cui candidato alla presidenza della Commissione è il tedesco Schulz.

Qual è principio ispiratore del PSE? Nel programma elettorale del partito si spiega che si vuole creare:

“un’economia al servizio degli stakeholders (detentori d’interessi). Ci battiamo per costruire in Europa un’economia di mercato sociale. L’economia deve diventare uno strumento al servizio degli interessi dei cittadini e uno strumento per migliorare le condizioni di vita di tutti gli Europei. Le persone devono essere potenti stakeholders anziché essere sottomesse agli interessi di pochi speculatori. Ogni donna e ogni uomo hanno interesse nell’economia reale, così come un lavoratore, un investitore, un consumatore o un utilizzatore finale di servizi pubblici”.

Il PSE lotterà dunque:

“per rendere più forti tutti gli stakeholders allo stesso modo affinché abbiano voce nella costruzione di un’economia di mercato sociale. In questo modo combatteremo i vuoti di potere prodotti dalla sregolatezza dei mercati”.

Vediamo come in concreto, con quali misure.

Programma politica economica PSE

Lavoro e politica industriale

“La lotta contro la disoccupazione deve essere la priorità numero uno”

secondo i socialisti per non lasciare indietro nessuno. A tal proposito il PSE annuncia che se avrà i numeri promuoverà in autonomia aumenti di stanziamenti di bilancio per i giovani sotto i 30 anni. Il tutto nell’ottica di nuovo piano industriale per l’Europa, centrato sullo sviluppo delle piccole e medie imprese.

Come si creano questi nuovi posti di lavoro, come si farà ripartire l’economia?

“attribuiremo un’importanza prioritaria all’innovazione, alla ricerca, alla formazione e alla politica di reindustrializzazione intelligente”.

L’austerità finora applicata a maglie larghe ai Paesi più in difficoltà dell’Eurozona, non sostenuti da politiche monetarie di allentamento quantitativo (come successo in Usa e Giappone per uscire dalla crisi), verrà messa in soffitta. Piuttosto va valorizzata secondo i socialisti l’autonomia degli Stati nazionali, consentendo capacità di manovra sulla spesa per sostenere l’economia reale.

Ricordiamo un attimo che la politica monetaria della Bce, con la sopravalutazione dell’euro sul dollaro, penalizza le esportazioni e che le ingenti risorse fornite dall’Eurotower alle banche dell'UE, a mezzo di prestiti diretti, è servita a sanare gli sgangherati stati patrimoniali di diversi grandi istituti di credito ma non a concedere prestiti a imprese e famiglie. Le banche sono state aiutate, ma non hanno aiutato l'economia a ripartire.

”Dobbiamo agire attivamente per porre in essere un quadro di riferimento che consenta al settore finanziario di lavorare per l’economia reale”.

Se in deroga ai principi di bilancio dell’UE non viene spiegato; altrimenti non si potrebbe fare, sempre che non si tratti di pura demagogia elettorale.

Banche, mercati e predominio del capitalismo finanziario



Il PSE propone altresì una più rigida regolamentazione del settore finanziario e delle banche, giudicando comunque un fattore di forza l’ormai raggiunta unione bancaria europea. Un ritorno all’economia reale insomma, contro il predominio del capitalismo finanziario che:

“ha prodotto un’enorme crescita delle diseguaglianze di poteri, della distribuzione delle ricchezze, dell’accesso ai diritti, all’informazione e alle pari opportunità. Esso serve gli interessi di pochi privilegiati, causando insicurezza economica, disoccupazione, minor confidenza nella democrazia e nel progetto Europeo”.

Il ruolo della prossima guida dell’Unione europea secondo il PSE dovrebbe essere quello di garantire una redistribuzione più equa ed efficace di ricchezza e opportunità e per fare questo si deve puntare su settori chiave come istruzione, assistenza all’infanzia, cultura, mobilità degli studenti. In questo quadro sarà lotta senza quartiere anche alle disparità di salario e pensionistiche tra generi.

In tema energetico:

”La Ue deve mantenere la leadership mondiale nella lotta contro il cambiamento climatico”.

Il Partito socialista oltre a farsi promotore di tecnologie ecocompatibili propone l’introduzione dei project bonds, titoli obbligazionari che dovrebbero finanziare gli investimenti “green” secondo i più recenti sviluppi in materia di fonti di energia rinnovabili.

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