Stop alle monete da 1 e 2 centesimi: Camera dice sì

La mozione di SEL contro il conio delle monetine: ha costi di produzione davvero sproporzionati rispetto al loro valore nominale e alla loro circolazione. Cautela dal governo cui spetta cosa fare adesso e che vuole valutare il rischio inflazionistico.

La mozione sullo stop alla produzione delle monete da 1 e 2 centesimi di euro, proposta dal deputato Sergio Boccadruti di SEL, contro un conio definito "inutile" potrebbe far seguire all’Italia la strada già intrapresa da Olanda e Finlandia. Troppo costoso produrle, a fronte dell’utilizzo che ne viene fatto.

L’aula della Camera l'altro ieri ha approvato la mozione, quasi all’unanimità. Il testo stabilisce la sospensione del conio delle monetine da 1 e 2 centesimi in quanto rappresenta solo uno spreco di soldi non necessario.

Secondo Boccadruti infatti il costo di produzione è sproporzionato rispetto al valore nominale. In soldoni, è proprio il caso di dirlo, ci vogliono 4,5 centesimi per produrre una moneta da un centesimo, e 5,2 centesimi per fare per quella da due centesimi.

Boccadruti, in una intervista all’Espresso, spiega poi l’inutilità del conio delle monetine con la loro scarsa circolazione:

"Il 70% si perde ogni anno, costringendo la Zecca a continue nuove produzioni".

Ora la palla passa al governo, che per bocca del sottosegretario all'Economia Enrico Zanetti, chiede una formulazione più "prudente" della mozione in modo da:

"impegnare l’esecutivo ad assumere iniziative a livello nazionale ed europeo perché vengano attuate politiche di contenimento della spesa, esaminando l'opportunità di introdurre misure finalizzate a ridurre in maniera significativa la domanda di monete di 1 e 2 cent analogamente a quanto avvenuto in stati membri dell'Unione europea e previa valutazione dell'impatto delle misure sull'inflazione”.

Il rischio inflazione secondo il deputato di Sel non esiste. Il parlamentare porta l’esempio dei Paesi europei dove l’operazione è stata eseguita:

"con regole di arrotondamento e prezzi finali espressi comunque in centesimi".

Eliminando le monetine il risparmio per le asfittiche casse dello Stato sarebbe 21 milioni di euro, soltanto per il conio. Denari che, continua Boccadruti, sarebbero invece ben spesi per un allargamento del regime dei minimi per le partite Iva che non superano i 65.000 euro annui di fatturato.

© Foto Getty Images - Tutti i diritti riservati

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