Bce, nulla di fatto sui tassi d'interesse. Draghi: "Bce pronta a intervenire a giugno"

La Bce lascia i tassi invariati allo 0.25% e il Presidente Draghi parla di "rischi geopolitici"

La Banca Centrale Europea ha deciso di lasciare il suo tasso di riferimento al minimo storico dello 0,25%, come da diversi mesi a questa parte: è questa la "notizia", ampiamente prevista da tutti gli analisti, che emerge dalla conferenza stampa al termine del consiglio direttivo della Bce.

Attesissimo, come sempre, era Mario Draghi ma le novità non convincono, sopratutto i più critici: l'Eurotower, nella riunione a Bruxelles, ha deciso anche di lasciare fermi anche il tasso marginale allo 0,75% e quello sui depositi a zero, continuando ad agire con misure non convenzionali contro un'inflazione che, se dovesse rimanere bassa troppo a lungo, necessiterebbe di interventi urgenti.

Lo stesso Draghi ha parlato di possibili interventi già nel mese di giugno, ma annunci simili erano stati ascoltati già nei mesi scorsi: il prossimo giugno infatti la Banca Centrale Europea pubblicherà una serie di indicatori macroeconomici sullo stato di salute dell'Eurozona e proprio in quell'occasione non mancheranno gli elementi per potere eventualmente intervenire, anche in maniera energica, proprio sull'inflazione. Obiettivo dichiarato: sventare il rischio di un periodo troppo prolungata di bassa o bassissima inflazione.

Draghi ha confermato le previsioni dell'Eurotower, in particolare sui tassi d'interesse e sulla bassa inflazione, destinata a crescere in maniera modesta nei prossimi mesi, cosa che potrebbe portare la Banca a decretare "misure non convenzionali", così le ha definite Draghi.

I problemi sono molteplici: oltre ai classici fattori economici dei paesi membri dell'Eurozona Draghi ha detto che l'andamento dei tassi di cambio sarà seguito da vicino dalla Bce e, in un chiaro riferimento alla situazione politica in Ucraina, ha parlato di "rischi geopolitici" già all'attenzione degli analisti europei, riferendosi non solo al conflitto ma anche alle sanzioni della comunità internazionale su Mosca.

Secondo Mario Draghi la compresenza di bassa inflazione, crescita debole ed euro forte è fonte di «seria preoccupazione» per il governing council della Bce.

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