Elezioni europee 2014: la politica economica secondo i Verdi Europei

Il programma elettorale dei Verdi Europei.

Le elezioni europee del 22-25 maggio (in Italia si vota il 23) sono sempre più vicine e dopo aver passato in rassegna i programmi di politica economica di PSE, PPE, L’altra Europa con Tsipras e dell'Alde, vediamo il manifesto elettorale dei Verdi Europei, concentrandoci sulle politiche di sviluppo proposte.

Il partito “verde” europeo (Verdi-Ale o Greens-Efa) è il terzo gruppo più forte dell'Europarlamento (58 membri): non ci sono eurodeputati green italiani perché non eletti alle passate consultazioni per il rinnovo del parlamento di Bruxelles-Strasburgo. I capilista dei Verdi Europei alle prossime elezioni sono José Bové e Ska Keller, scelti con una consultazione online.

Neoliberismo uguale crisi finanziaria e austerità

I Verdi partono dall’assunto che se si dà spazio:


al populismo, al nazionalismo o allo sciovinismo economico, nessuna regione, paese o parte dell’Europa riuscirà ad avere successo da sola.

C'è bisogno quindi di:

di una cooperazione economica equa, che tenga conto anche della nostra responsabilità ecologica. Abbiamo bisogno di solidarietà sia all’interno dei paesi che tra questi. Abbiamo bisogno di una democrazia forte. Dobbiamo trasformare i nostri valori in azioni (...).

Il modello da contrastare è quello della:

deregulation neoliberista ha dato origine a mercati finanziari guidati unicamente da un’avida ricerca del profitto a breve termine, ponendo così le basi della crisi finanziaria nella quale ci troviamo ancora oggi.

La medicina dell’austerità non ha fatto altro che aggravare il malato Europa:


perché ormai da anni ha aumentato le divisioni e le ingiustizie sociali, peggiorato le condizioni di vita di molti dei nostri concittadini, compromesso la capacità delle nostre società di prosperare (...). Oggi, il 25% degli europei è a rischio di povertà o di esclusione sociale. 27 milioni di persone – tra cui quasi un giovane su cinque! – sono senza un lavoro. I più deboli stanno pagando il prezzo più alto della crisi.

Debito europeo, lavoro e patto di competitività

Sul tema dell'indebitamento i Verdi non vogliono che:

l’UE ed i suoi Stati membri facciano affidamento su di un debito eccessivo, che rappresenta un peso per i cittadini di oggi e di domani. Questo vuol dire riportare il debito finanziario, sia pubblico che privato, a livelli sostenibili e far sì che esso serva a finanziare investimenti produttivi. In certi casi, questo implicherà delle ristrutturazioni nel settore pubblico e privato.

Purché a pagare non siano i cittadini. Sul fronte della gestione comune del debito pubblico pregresso serve:

l’istituzione di un fondo europeo di redenzione e l’emissione graduale di strumenti di debito comune (Eurobond), sulla base di vincoli fiscali comuni chiari e realistici – sono passi fondamentali per garantire la sostenibilità delle finanze pubbliche dell’eurozona. Per rilanciare le economie in crisi e preservare l’unione monetaria, chiediamo un incremento nel budget europeo finanziato perlopiù da risorse proprie e la creazione di strumenti di solidarietà finanziaria volti a finanziare la ripresa economica.

La questione "debito sociale" non è certo meno importante per i Verdi, qui c'è da porre urgentemente rimedio:

riducendo la disoccupazione, la povertà e le disuguaglianze, e investendo massicciamente nella salute e nell’ambiente. Infine, dobbiamo affrontare la questione del debito ambientale: il cambiamento climatico, l’esaurimento delle risorse e l’erosione della biodiversità. Abbiamo bisogno di campagne floride, di agricoltura sostenibile e comunità rurali socialmente ed economicamente attive, ma anche di quantità di pesci abbondanti per supportare le comunità costiere.

Secondo i Verdi:


È diventando leader globali nell’invenzione e nella promozione di soluzioni che migliorino la vita di tutti nel rispetto dei limiti del nostro pianeta che riacquisteremo nuova dinamicità economica e occupazionale.

Quindi è ferma l’opposizione al cosiddetto patto di competitività:

che implicherebbe la riduzione dei salari, lo smantellamento della Stato sociale e la privatizzazione dei beni pubblici. La sostenibilità fiscale deve andare mano nella mano con una sostenibilità sociale e ambientale altrettanto ferree ed è giusto che chi ha le spalle più larghe si faccia carico di un peso maggiore. Le attuali politiche di austerità, che sono state imposte ai cittadini nella recente crisi economica, ci portano invece nella direzione opposta.

L’Unione Europea deve piuttosto:

mettere fine al dumping sociale, ai contratti a zero ore, ai lavori malpagati ed ai tirocini ingiusti. Chiediamo l’adozione a livello europeo di standard sociali minimi equi, nel rispetto dei requisiti nazionali e dei modelli dei mercati del lavoro nazionali – in particolare in termini di qualità e sicurezza del lavoro, di salari, di salute pubblica e di pensioni. Vogliamo una maggiore portabilità dei regimi previdenziali per mezzo dell’introduzione di una carta sociale europea che garantisca elevati e vincolanti standard di privacy e ottimizzi i processi amministrativi dei vari paesi. Questo darebbe maggiore concretezza e valore alla cittadinanza europea.

Il ruolo della BCE e il controllo sul sistema finanziario

Per i Verdi la Banca Centrale Europea:

deve includere la stabilità macroeconomica e finanziaria tra gli obiettivi del suo mandato, il quale include anche la promozione dell’occupazione. Ma una maggiore occupazione vuol dire anche rendere pienamente operativo il progetto del mercato unico, soprattutto per quello che riguarda la libera circolazione dei lavoratori e dei servizi.

I Verdi chiedono un maggior controllo sul capitalismo finanziario perché:

A cinque anni di distanza dallo scoppio della crisi finanziaria, il nostro sistema resta ancora dominato da banche troppo grandi o troppo interconnesse per fallire e, dunque, troppo pericolose. I contribuenti europei hanno dovuto pagare miliardi di euro per salvare le banche e ciò non deve accadere mai più. Vogliamo un sistema finanziario ridimensionato, diversificato e resiliente che sia al servizio della società e aiuti a mobilitare investimenti sostenibili nell’economia reale.

La proposta è quella di adottare:

regole stringenti per separare quelle attività bancarie che sono essenziali per la società, da quelle che non lo sono. I Verdi hanno offerto un notevole contributo a creare le condizioni affinché i prodotti e le attività finanziarie che non portano alcun beneficio all’economia reale, ma hanno il potenziale di destabilizzare il sistema finanziario possano essere messi fuorilegge e banditi dal mercato europeo. Le autorità europee dovrebbero sfruttare queste opportunità. Chiediamo che siano autorizzati solo quei prodotti e quelle attività finanziarie che apportano dei benefici reali alla società. Le nostre iniziative hanno contribuito a mettere al bando le attività speculative “nude” sul debito sovrano; a limitare i bonus dei banchieri; a costringere le banche a divulgare le loro attività nei paradisi fiscali; e a rendere più trasparente e democratica l’attività di supervisione bancaria della BCE.

Tasse, evasione fiscale e spesa pubblica

In tema di tassazione i Verdi propongono di:


ridurre la pressione fiscale sul lavoro e trasferirla sull’inquinamento ed i rifiuti. Ci batteremo con tutte le nostre forze per una tassa sulle transazioni finanziarie, nonostante la feroce opposizione delle lobby. Così come vogliamo che le grandi corporation e i ricchi paghino quello che gli spetta, vogliamo anche un approccio più comunitario alla tassazione sulle grandi aziende e sui patrimoni, che includa un regime comune di aliquote minime.

E ancora: 



Vogliamo che tutti gli Stati membri facciano fronte comune contro l’evasione fiscale, la frode ed i paradisi fiscali, a partire dall’eliminazione del segreto bancario. Sul fronte della spesa pubblica, noi dei Verdi ci opponiamo strenuamente alle spese ecologicamente dannose e non sostenibili come i sussidi alle fonti fossili o i programmi nucleari come il Reattore sperimentale termonucleare internazionale (ITER).

La rivoluzione industriale "verde" europea


In tema di politica industriale i Verdi individuano nell’economia green il volano dello sviluppo:



Vogliamo trasformare la nostra economia europea affinché il continente diventi pioniere nel campo dell’efficienza energetica e delle risorse, per mezzo dell’adozione di tecnologie a minore intensità energetica, dell’utilizzo di energie rinnovabili e di un’ottimizzazione nel nostro modo di usare, riutilizzare, riciclare, sostituire e valorizzare le risorse. Vogliamo che l’efficienza energetica e l’innovazione ecologica vengano messi al centro delle scelte politiche e di investimento in tutti i settori dell’economia. Questa "offensiva verde” creerà numerosi posti di lavori di qualità in molte industrie, per lavoratori altamente qualificati e non, e migliorerà le condizioni lavorative e di salute dei lavoratori. Inoltre, migliorerà le capacità di ripresa della nostra economia.

Invece di:

inseguire chimere come i gas di scisto e i biocarburanti, l’industria dovrebbe diventare un partner chiave in questa transizione innovativa verso un’economia verde: promuovendo requisiti di eco-design, appalti pubblici, regole per gli aiuti statali, investimenti privati, piccole e medie imprese e cooperative, un migliore finanziamento nei campi della ricerca, dello sviluppo e dell’educazione, la promozione dello spirito imprenditoriale, soprattutto in campo sociale, le buone relazioni industriali, la democrazia sui posti di lavoro e la lotta agli interessi corporativi.

I partiti italiani che fanno parte del cartello dei Verdi Europei sono Green Italia VE, Alpe, Liga Veneta, Süd-Tiroler Freiheit e Partito Sardo d’Azione.

FRANCE-EU-VOTE-EELV

(Ska Keller)
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