Quando la musica sfonda la barriera del copyright

Copy rightLa mia banda suona il rock
e cambia faccia all'occorrenza
da quando il trasformismo è diventato un'esigenza
ci vedrete in crinoline, come brutte ballerine
ci vedrete danzare come giovani zanzare
ci vedrete alla frontiera con la macchina bloccata
ma lui ce l'avrà fatta, la musica è passata
è un rock bambino soltanto un po' latino
viaggia senza passaporto e noi dietro col fiato corto
lui ti penetra nei muri ti fa breccia nella porta
ma in fondo viene a dirti che la tua anima non è morta.

Ha destato speranza il verdetto della terza sezione penale della Corte di Cassazione sulla sentenza per il peer-to-peer di file musicali online.

Alla sbarra due giovani che avevano scaricato e condiviso in rete, tramite un computer di un'associazione studentesca del Politecnico di Torino, file protetti da copyright. Revoca della condanna e assoluzione completa per i ragazzi, con l'attenuante del mancato profitto dalla transazione. Partendo dal presupposto che la giurisprudenza non costituisce norma, la sentenza non ha alcun valore legislativo, sfortunatamente, aggiungiamo noi.
La sentenza inoltre, puntualizza Altroconsumo, si riferisce ad un reato commesso nel 1999 per il quale andava applicata l'allora vigente legislazione in materia. Sono successivamente intervenute in materia la legge 248/2000, il decreto legge Urbani del 2004 con cui allo scopo di lucro si sostituiva la formula restrittiva "per trarre profitto" (quindi anche il mero risparmio derivato dall'acquisto di un CD) e la legge n. 43/2005 che ripristina il reato di file sharing per il perseguimento di un profitto ("a scopo di lucro").

Tornando ai giorni nostri quindi chi rischia pene pecuniarie piuttosto salate (fino a 15.000 Euro) sono i soggetti che condividano i file a "scopo di lucro", sanzioni meramente amministrative spettano invece ai downloader. Certo è che le multe possono raggiungere i 2.065 Euro secondo quanto decretato dalla ormai decrepita Legge 633 classe 1941.

Per tutti quei genitori che, nonostante il parent control di Windows Vista e l'assiduo controllo sulle scorribande in rete dei propri pargoli tecnologicamente istruiti, non riescano ad evitare reati penali legati alla diffusione illecita di opere dell'ingegno protette (Dl n. 7/05) potranno tramite il pagamento di una cospicua somma, evitare il processo.
Il suggerimento arriva proprio dalle colonne del Sole 24 che precisa come la sanzione ammessa prima dell'emissione del verdetto di condanna ammonti alla metà del massimo della pena stabilita per il reato commesso.
I giovani hacker potranno così mantenere la propria fedina penale pulita a patto che gli indulgenti genitori intercedano pecuniariamente per loro!

p.s. consigliamo di dare un'occhiata alle pagine di Creative Commons Italia per farsi un'idea delle strade che la musica (e non solo) sta attualmente percorrendo oltre i "muri" del copy right.

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