Rapporto Annuale Istat: nascite al minimo storico dal 1995

La crisi pesa sulle famiglie ma anche sugli immigrati, che fuggono dal nostro paese

La crisi si fa sentire soprattutto sulle famiglie, e l'Istat stima che alla fine dell'anno i bambini iscritti all'anagrafe saranno poco meno di 515.000 bambini, 12.000 in meno "rispetto al minimo storico registrato nel 1995". Negli ultimi cinque anni il calo di nascite nel nostro paese è stato di 64.000 unità, e l'istituto di ricerca non esita a dare la colpa all'incertezza economica.

Lo stesso fattore si ripercuote in altri aspetti della vita familiare (e non solo) del nostro paese. Le difficoltà sul mercato del lavoro spingono a cercare nuove opportunità al di là dei confini: nel 2012 hanno lasciato il Paese oltre 26.000 giovani tra i 15 e i 34 anni, 10.000 in più rispetto al 2008. Istat spiega che negli ultimi cinque anni si è trattato di 94.000 giovani.

Inoltre, nel nostro paese sono almeno 3 milioni le famiglie senza reddito da lavoro, le più colpite da difficoltà economiche. Tra disoccupati e persone che vorrebbero lavorare in Italia si contano 6,3 milioni di senza posto. Nel 2013 ai 3 milioni 113mila di disoccupati si aggiungono 3 milioni e 205 mila forze lavoro potenziali, ovvero gli inattivi più vicini al mercato del lavoro. Si arriva così a oltre 6 milioni di individui che l'Istat nel Rapporto annuale definisce "potenzialmente impiegabili".

La crisi ha ripercussioni anche sull'immigrazione. Se, al di là di situazioni eccezionali come quelle degli ultimi mesi, a livello generale è diminuito (tra il 2007 e il 2012 il calo è stato del 27%) il numero di immigrati che entra nel nostro paese, aumenta invece il numero di immigrati che lascia l'Italia in cerca di migliori opportunità all'estero: +17,9%. E con loro anche, come visto, un numero considerevole di italiani.

Qualche segnale di ripresa però c'è: nel 2013 è diminuito il numero di persone in stato di estrema povertà, anche se parliamo pur sempre di oltre 7 milioni di individui. La crisi fa cambiare anche i rapporti di forza all'interno delle famiglie: aumentano i nuclei in cui l'unico occupato è donna: +34,5%. Le famiglie sostenute dal solo reddito femminile, con la donna "breadwinner", sono il 12,2% delle famiglie con almeno un 15-64enne.
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