Diritto d’autore e “tassa sul telefonino”, SIAE contro Capezzone: “nessun aumento per i consumatori”

La SIAE risponde a tono alla polemica sollevata da Capezzone dopo il decreto di Franceschini.

Sta facendo molto discutere il decreto, firmato venerdì, con cui è stato aggiornato il compenso per la riproduzione privata di fonogrammi e di videogrammi previsto dalla legge sul diritto d’autore per il prossimo triennio, quel compenso che i produttori di dispositivi tecnologici devono corrispondere alla SIAE per la concessione della riproduzione a uso personale di opere musicali e audiovisive scaricate da internet a titolo di indennizzo forfettario.

Un aumento piuttosto consistente che resta comunque inferiore a Francia e Germania. La quota per uno smartphone e tablet da 16GB, ad esempio, arriva a 4 euro (8,40€ in Francia, da 15,18 a 36€ in Germania) rispetto agli 0,90 euro previsti finora, 20 centesimi per un DVD e 40 per una chiavetta USB.

Il provvedimento è stato introdotto dal Ministro dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo Dario Franceschini per “garantire il diritto di autori e artisti alla giusta remunerazione senza gravare sui consumatori”, ma è proprio su questo punto che si stanno scatenando le prime proteste. Sarà vero che questo aumento non graverà sui consumatori?

Gino Paoli, presidente della Siae, lo assicura:

Nessuna tassa sui telefonini. Si garantisce il diritto degli autori e degli artisti senza gravare sui consumatori.

La tassa, almeno in teoria, graverà esclusivamente sui produttori, ma è difficile prevedere se questi, nell’immediato o prossimo futuro, decideranno di aumentare i costi dei dispositivi per far fronte all’aumento imposto dal governo italiano.

E se da un lato gli artisti si dicono soddisfatti della mossa di Franceschini - il comunicato congiunto firmato, tra gli altri, da Caterina Caselli, Paolo Conte, Dori Ghezzi, Francesco Guccini, Raphael Gualazzi, Claudia Mori ed Ennio Morricone ne è la prova - c’è chi storce il naso. Tra questi c’è Daniele Capezzone di Forza Italia, che si è scagliato contro Franceschini e la SIAE:

Come da noi previsto in anticipo, è arrivata la nuova tassa Franceschini-Renzi, che io chiamerei tassa anti-giovani e anti-modernità. È infatti stato deciso l’aumento delle tariffe del cosiddetto `equo compenso´ su tablet e smartphone, e su altri supporti digitali. Quali sono gli oggetti che sembrano non risentire della crisi, che sempre più italiani possiedono? Sono proprio smartphone e tablet. E ovviamente la sinistra non resiste alla tentazione di tassarli. E che cosa farà il governo con i proventi di questa tassa? Li girerà alla Siae, un carrozzone pubblico, un ente inutile e inefficiente che andrebbe abolito, il quale a sua volta girerà questi soldi ad artisti già famosi e già ricchissimi.

E, ancora:

Dicono che non è una tassa sul telefonino, che non ricade sul consumatore ma sul produttore. Ma sostenere che un aumento dei costi per i produttori non si scarichi in qualche modo sul prezzo finale, quindi sul consumatore, non è ingenuo, è la perfetta negazione della realtà. Noi diciamo no a questa nuova ed ennesima tassa (anti-storica e anti-giovani) della sinistra. Che non è solo una tassa, è una vera e propria truffa.

Le parole di Capezzone non sono passate inosservate e se Franceschi, almeno per ora, ha preferito non rispondere, dalla SIAE non sono stati così taciturni. Poche parole per mettere un punto alla questione:

Capezzone conferma la sua ignoranza delle normative europee e delle leggi dello Stato italiano. Non rammenta neanche che l’equo compenso su smartphone fu introdotto da Sandro Bondi. Il suo disprezzo verso chi crea arte e cultura non merita neanche di essere ulteriormente commentato.

Matteo Renzi Government To Face Confidence Vote At The Italian Senate

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