Confindustria: la ripresa non è ancora iniziata

"L'Italia era in crisi prima della crisi e continua a esserlo". Il CsC vede qualche segnale positivo per l'occupazione che quantomeno non aumenta.

Confindustria rilancia l’allarme ripresa, del resto gli ultimi dati macro parlano chiaro. L'economia italiana è ancora ferma e non c’è accenno a una inversione del trend, avverte il Centro studi di Viale dell'Astronomia.

Nemmeno di ripresina si può parlare:

"L'Italia era in crisi prima della crisi e continua a esserlo. Gli ultimi dati confermano le stime del Centro studi Confindustria di dinamica piatta del Pil nel 2014."

Nel diffondere la stima flash Congiuntura gli analisti di Confindustria suggeriscono di agire sulla leva del credito, della competitività e sugli investimenti pubblici altrimenti non c’è speranza che la situazione migliori nemmeno nel 2015.

Il messaggio è per chi, al governo, vuol sentire. Comunque il CsC vede qualche segno positivo per l'occupazione:

"Appare essersi arrestato il deterioramento del mercato del lavoro italiano, al di là delle fluttuazioni mensili (...) il numero di persone occupate in Italia è rimasto pressochè stabile nei primi due mesi dell'anno e ha oscillato nei tre successivi: +91mila unità in marzo, -87mila in aprile e +52mila in maggio. Il tasso di disoccupazione in maggio si è attestato al 12,6%, sui livelli dell'autunno scorso"

ma pur sempre a livelli record, non ce lo dimentichiamo.

Confindustria ne ha anche per la gestione della crisi a livello europeo: ??

"Il buco nero della crescita mondiale è rappresentato dall'Eurozona, dove i divari nelle performance sono sempre meno sostenibili e la lista dei paesi che stentano a ritrovare il rilancio va ben oltre i soliti noti. È sempre più palese la contraddizione tra una Bce che fa tutto quel che può per contrastare la minaccia di deflazione e tutte le altre politiche che verso la deflazione spingono, sia come meccanismo di aggiustamento degli squilibri competitivi sia come conseguenza delle simultanee restrizioni dei bilanci pubblici".

spiega la nota dei tecnici del Centro studi degli industriali.

 Squinzi sulla crisi

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