Pensioni ed esodati: ecco il paracadute di Poletti

Si cerca una via per la flessibilizzazione delle uscite.

L'obiettivo del governo, e del ministro del Lavoro Poletti, è quello di riuscire a rendere l'uscita dal lavoro più flessibile, in modo da andare incontro a chi è stato "espulso dal mondo del lavoro in età più avanzata, non trova impiego e non può maturare il diritto alla pensione", come aveva spiegato lo stesso ministro a La Stampa. Per questo, in autunno, contestualmente alla nuova legge di stabilità, si cercherà di costruire un "ponte".

Di che si tratta? Di un meccanismo che consenta a chi vuole di evitare le regole rigide della legge Fornero e riuscire ad andare in pensione prima dei 66 anni previsti. In questo modo si andrebbe incontro alle necessità degli esodati, ma si creerebbe anche quella staffetta generazionale tra lavoratori più anziani e giovani nel settore privato, consentendo a chi ha tanti contributi ma solo 60-62 anni di andare in pensione e liberare il posto per i più giovani.

Le aziende sarebbero più che soddisfatte, visto quanto costa un giovane e quanto solitamente rende, e si potrebbe così anche provare ad abbassare un po' il dato della disoccupazione giovanile. Prima di tutto, però, c'è da capire per quali misure sarebbe possibile trovare le coperture. Inizialmente, come già si leggeva nel disegno di legge dei democratici Cesare Damiano e Pier Paolo Baretta, si pensava a una penalizzazione monetaria (pensione più leggera, insomma) variabile dal 2 all’8% a seconda degli anni mancanti ai 66 anni di età. Sanzione che cresce quanti più anni mancano alla pensione.

Ma per una norma del genere mancano i soldi, nemmeno se la forchetta passasse al 3/10%. E quindi? Si pensa di reintrodurre il sistema della quota 100, per cui chi ha 60 anni di età e 40 di contributi può andare in pensione; ma anche questo sistema rischia di essere troppo costoso per le casse dell'Inps. Alla fine è possibile che si costruirà una misura "una tantum" non struttuale: un salvagente che consenta di andare in pensione solo a chi è vicino ai 66 anni ma ha perso il lavoro e ha ben poche possibilità di trovarne uno nuovo.

Si tratta ovviamente di una platea molto meno ampia, ma anche di quella platea che vive il maggior disagio sociale. Il salvagente per gli esodati porrebbe finalmente un termine all'annosa questione e sarebbe meno costosa per le casse dello Stato rispetto ai vari ammortizzatori sociali, cassa integrazione e mobilità normale o in deroga.

Pensione Giuliano Poletti - Ministro del Lavoro Governo Renzi

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