L'inflazione affonda le famiglie a basso reddito ma la colpa non è dell'Euro!

Inflazione famiglie povereAumentato pesantemente per l'effetto inflazione il costo della vita per le famiglie a basso reddito negli ultimi 6 anni. Secondo una recente indagine Istat infatti i nuclei familiari con bassi livelli di consumo risulterebbero i più colpiti dalle dinamiche inflazionistiche, indipendentemente dall'introduzione dell'Euro. Il 2002 risulterebbe a tal proposito assolutamente conforme, per costo della vita, agli anni precedenti. La fotografia scattata dall'Istituto di statistiche nazionale evidenzia tuttavia un certo effetto distributivo del caro prezzi (v. La Repubblica) che interessa a fasi alterne i vari settori.
Le categorie socialmente esposto individuate dall'indagine sono fondamentalmente 4:


  • le famiglie che vivono in affitto o subaffitto;

  • le famiglie di pensionati;

  • le famiglie con spesa equivalente inferiore o uguale al secondo decile (in pratica, il quinto più povero della popolazione);

  • famiglie di pensionati (ovvero senza occupati) con spesa inferiore o uguale al secondo decile.

per le quali si è registrato un aumento inflattivo legato soprattutto ai costi domestici ed energetici. Se per le 4,3 milioni di famiglie (su un totale di 23,2) in affitto sono infatti aumentati i canoni di locazione, il caro petrolio dell'estate scorsa ha interessato tutti i nuclei familiari provocando un picco di inflazione del 3,5%, di molto superiore all'aumento medio annuo del 2,5%.

Calcolando l'impatto su ciascuna tipologia di famiglia degli indici dei prezzi al consumo l'Istat deduce che

"la forte crescita dei prezzi dei beni e dei servizi compresi nel capitolo relativo all'abitazione spiega il 57,9% dell'inflazione subita nel 2006 dalle famiglie di pensionati con bassi livelli di spesa per consumi e il 45,9% di quella relativa al complesso delle famiglie con bassi livelli di spesa per consumi e impatti notevolmente superiori rispetto al 32,8% relativi al complesso delle famiglie".

Critiche le associazioni consumatori (v. articolo) per le quali sarebbe necessario diversificare le metodologie di rilevazione. Un fattore distorsivo che contribuisce al divario tra inflazione reale e percepita è legato al ribasamento ossia alla necessità di valutare l'aumento dei prezzi al consumo di quei "rinnovati" servizi e prodotti proposti dalle imprese, sui quali l'Istat azzera l'indice. Non ci si spiega inoltre una crescita dell'inflazione del 15% sugli ultimi 6 anni (molto vicina alla media registrata negli anni precedenti) quando si verificano una preoccupante "crisi della quarta settimana" del potere d'acquisto e un'esplosione dei debiti delle famiglie con un sempre maggiore ricorso al credito al consumo!!

Per tutti i curiosi il Sole 24 Ore ha messo a disposizione un software per il calcolo personalizzato della propria inflazione...provare per credere..

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