Il caro alimenti inizia da lontano

Il lungo viaggio dei prodotti alimentari Se le ostriche della Costa Azzurra sono aumentate di prezzo ma non di peso e le acciughe marocchine sono più "salate" del solito è colpa del caro petrolio...l'incidenza dei costi di viaggio e distribuzione dei prodotti alimentari è piuttosto elevata secondo quanto dettaglia l'indagine Ismea "La logistica come leva competitiva per l'agroalimentare italiano" sui costi di produzione ma anche sul prezzo finale al consumo.
Un terzo circa dei costi del sistema agroalimentare è infatti imputabile ai servizi di trasporto e logistica che pesano sul fatturato delle imprese di produzione per oltre il 30%. Dato allarmante, ma facilmente verficabile quando ci ritroviamo incolonnati su autostrade ipertrafficate tra tubi di scappamento ed esalazioni varie, tiranneggiati da imponenti e invadenti TIR, il 90% del trasporto degli alimenti avviene su ruote!!
Negli ultimi anni si è assistito ad una drastica diminuzione dei volumi di acquisto domestici di alimenti e ad un progressivo aumento dei valori economici..a fronte di una riduzione delle quantità consumate, la spesa delle famiglie italiane per prodotti alimentari risulta aumentata!!

Questo perché mentre l’indice dei prezzi al consumo è cresciuto di molto neggli ultimi anni, l’indice dei prezzi alla produzione ha mostrato invece un incremento piuttosto trascurabile. Confrontando i due indici si nota come, in genere, gli incrementi dei prezzi alla produzione si trasmettano in misura più che proporzionale sui prezzi al consumo, mentre riduzioni, anche marcate, dei primi lasciano inalterato il livello dei secondi. Un fenomeno che, evidentemente, penalizza in primo luogo i consumatori ma anche, in seconda battuta, i produttori. A vantaggio della distribuzione.
Una distribuzione che, dal canto proprio, si va sempre più identificando con la grande distribuzione: ipermercati, supermercati, liberi servizi e discount coprono, da soli, oltre i tre quarti del mercato sia in valore sia in volume, mostrando una crescita nel corso degli anni a scapito dei canali tradizionali.

La ricerca di efficienza lungo i canali di commercializzazione e distribuzione, attraverso una corretta gestione logistica e' ''condizione essenziale per lo sviluppo della competitivita''' secondo Ismea, che evidenzia però uno scarsissimo ricorso all'intermodalità marittima e ferroviaria, nonostante i pluriennali sforzi a livello comunitario per utlimare la realizzazione dei 10 corridoi di trasporto trans-europeo (progetto TEN).

Un'altro terzo fa riferimento invece ai costi di magazzinaggio, condizionamento, confezionamento e picking (preparazione dell'ordine) che per Ismea rappresentano

''Servizi che rivestono un ruolo chiave nella valorizzazione qualitativa e commerciale dei prodotti soprattutto nel comparto agroalimentare. E sui quali esistono in Italia enormi margini di miglioramento sia in termini di riduzione dei costi, sia di razionalizzazione dei processi, considerando tra l'altro il 'nanismo' che caratterizza il sistema produttivo nazionale e la scarsa integrazione con le strutture distributive''.

I dati fanno riflettere sull'esigenza dell'industria italiana di ricorrere quanto prima ad una filiera "corta" ovvero il passaggio diretto dall'impresa di produzione alla grande distribuzione, ancora molto ridotto in Italia, dove le industrie del comparto alimentare sono appesantite da un elevato numero di attori coinvolti nei processi distributivi.
In particolare, per le realta' industriali, limitando l'analisi al solo comparto ortofrutticolo, riguarda solo il 35% del venduto. Percentuale che sale al 47% per le cooperative, ma che scende al 31% nel caso delle Op ortofrutticole (le organizzazioni dei produttori).

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