Lavoro, emigrano anche gli italiani over 40. Poletti: "a gennaio nuovo piano"

Cna: solo l'anno scorso hanno abbandonato l'Italia più di 125mila adulti, 620mila le persone emigrate dal 2007 al 2013. Intanto il Ministro del Lavoro annuncia un nuovo intervento per gli inizi dell'anno prossimo.

Con la crisi economica e l'endemica mancanza di lavoro in Italia non sono solo i giovani a decidere che la migliore via sia quella di lasciare il Paese e cercare opportunità e un salario decente all'estero.

Non solo giovani cervelli in fuga insomma, ma anche quarantenni e cinquantenni che alle prese con un licenziamento o con la penuria di offerte occupazionali sono costretti a fare le valigie e partire alla ricerca di un lavoro e di una vita migliore, fuori dai patri confini.

A spiegare la tendenza è la Cna (Confederazione nazionale dell'artigianato e piccola-media impresa) che ha dedicato un'analisi al fenomeno delle Nuove emigrazioni. Tra il 2007 e il 2013, cioè nel pieno della crisi:

"dall'Italia sono emigrate all'estero circa 620mila persone, quasi il doppio rispetto ai sette anni precedenti".

Si consideri che solo l'anno scorso hanno abbandonato l'Italia oltre 125mila adulti:

"suppergiù gli abitanti della Val d'Aosta o della città di Pescara. Nella stragrande maggioranza, oltre 80mila, erano italiani; gli altri erano immigrati che hanno abbandonato il nostro paese in preda alla crisi".

A fare da traino al boom di espatri per motivi di lavoro sono proprio:

"gli emigrati con i capelli grigi. Nel periodo 2007-13 l'aumento degli espatriati italiani con un'età tra i 40 e i 49 anni è stato pari al 79,2%. Nella fascia tra i 50 e i 64 anni la crescita ha toccato il 51,2%.

I giovani che hanno deciso di emigrare percentualmente:

"sono aumentati di meno: +44,4% quanti avevano tra i 15 e i 29 anni, +43% la fascia 30-39 anni".

E a proposito di lavoro il ministro del Welfare Giuliano Poletti oggi rassicura sul fatto che l'articolo 18 non si tocca e che a gennaio si cambia, con le prime riforme del mercato del lavoro che si spera diano i loro frutti e un nuovo piano per l'occupazione:

“Questo piano vuole superare il solito braccio di ferro sull’articolo 18 che non porta a nulla, c’è bisogno di un cambiamento di passo culturale che recuperi il valore positivo dell’impresa, come infrastruttura sociale indispensabile per la crescita e la creazione di lavoro”.

Dopo che a maggio sono stati modificati per decreto i contratti a tempo determinato, più flessibili che mai, adesso l’obiettivo annunciato è quello di tagliare il ricorso ai co.co.pro e combattere le false partite Iva ma come detto dal ministro se ne riparlerà a gennaio: chissà fino ad allora quanti altri italiani avranno lasciato il Paese. Il tutto mentre la legge delega sul mercato del lavoro è in discussione, senza troppa fretta, al Senato. Intanto la disoccupazione giovanile ha raggiunto il suo record storico, al 43,7%, e quella generale si attesta al 12,3%.

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