Confesercenti: per ogni nuovo negozio che apre due chiudono

L'associazione di categoria spiega: "A soffrire soprattutto le attività di ristorazione, il commercio in sede fissa, i negozi di sigarette elettroniche, l'abbigliamento e le rivendite di giornali"

Con il Paese in recessione tecnica e l'economia in deflazione il settore del commercio rimane anche in questa prima parte del 2014 tra quelli più in sofferenza, falcidiato da tre anni di profonda crisi dei consumi.

Secondo i dati diffusi stamattina da Confesercenti tra luglio e agosto di quest'anno per ogni nuova impresa nel settore del commercio che è stata aperta altre due hanno dovuto chiudere i battenti. Senza contare che nell'attuale congiuntura economica una impresa su quattro vive meno di tre anni.

"Per molti la chiusura del negozio in cui hanno lavorato tutta la vita, magari insieme alla famiglia, è una sconfitta personale. Per questo qualcuno approfitta delle ferie per chiudere. A soffrire sono soprattutto le attività di ristorazione, il commercio in sede fissa, i negozi di sigarette elettroniche, l'abbigliamento e le rivendite di giornali. In leggero aumento solo il commercio ambulante mentre quello online risulta stabile. L'avvio del 2014 è stato peggiore di quanto ci aspettassimo"

ha commentato amaro il segretario generale di Confesercenti, Mauro Bussoni.

"Siamo entrati nel terzo anno di crisi e molte imprese semplicemente non ce la fanno più, schiacciate dalla diminuzione dei consumi e l'aumento della pressione fiscale".

A giugno di quest'anno oltre il 40% delle attività aperte nel 2010, quasi 27mila imprese, hanno abbassato per sempre le saracinesche, mandando in fumo investimenti per 2,7 miliardi di euro. Nel primo semestre del 2014 il settore commercio ha perso circa 2,2 miliardi di euro di fatturato.

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